Alcuni giocatori della NFL (Lega nazionale di football americano) si ritirano dal tour propagandistico in Israele

Didascalia foto:

Il defensive end dei Seattle Seahawks, Michael Bennett (a sinistra) chiacchiera con il quarterback dei San Francisco 49ers, Colin Kaepernick, dopo la vittoria per 37 a 18 dei Seattle sul campo del CenturyLink Field, il 25 settembre 2016. Questa settimana, per dimostrare la propria solidarietà al popolo palestinese, Bennett ha deciso di rinunciare a un viaggio propagandistico sponsorizzato dal governo israeliano, cui devono prender parte alcuni giocatori della NFL (Foto: Joe Nicholson USA TODAY Sports).

13 février 2017 / bdsfrance.org

 

Subito dopo aver contribuito alla vittoria della sua squadra nel Super Bowl, domenica scorsa a Martellus Bennett, tight end dei New England Patriots, è stato chiesto che cosa pensasse dell’imminente visita in Messico, come rappresentante della NFL.

«Abbattete il muro! Abbattete il muro! Ecco cosa penso di questo viaggio in Messico!» ha gridato.

Bennett è stato il primo di una serie di giocatori dei Patiots a confermare che non avrebbe fatto visita al presidente Donald Trump alla Casa Bianca.

 

 

Una tournée di propaganda (hasbara)

 

«The Forward», però, ha reso noto che bennett avrebbe partecipato a un altro viaggio. In compagnia di undici altri giocatori della NFL, «dopo la storica vittoria della sua squadra, si recherà in Israele per un tour di “hasbara”, cioè un tour di relazioni pubbliche organizzato da Israele per i giocatori di football americano».

Il titolo citava anche una dichiarazione dello stesso Bennett: «Andrò in Israele».

I palestinesi che vivono in un regime che Human Rights Watch ha definito «separato e diseguale» si domanderanno certo come sia possibile che Bennett si opponga ai progetti di Trump di estendere ancora il muro alla frontiera tra Stati Uniti e Messico e resti indifferente all’impatto del muro costruito da Israele sul territorio palestinese occupato. Trump ha esplicitamente incensato la costruzione del muro israeliano e ne ha fatto il proprio modello.

Ma nel corso di una settimana di improvvisi capovolgimenti della situazione, David Zirin ha scritto su «The Nation» che, malgrado le informazioni diffuse sui media dicessero che Bennett sarebbe andato in Israele, il giocatore aveva «confermato che non gli sembrava il caso».

Zirin ha fatto notare che altri giocatori citati in un articolo del «Times of Israel» riguardo alla vista prevista «aveva rimesso in discussione la loro partecipazione».

Venerdì sera tre dei giocatori citati come potenziali partecipanti – Martelluss Bennett, il fratello Michael Bennett dei Seattle Seahawks e Kenny Stills dei Miami Dolphins – avevano rifiutato di partecipare al viaggio.

Alcuni giocatori si ritirano

In una lettera aperta pubblicata giovedì pomeriggio da «The Nation» alcuni attivisti, alcuni scrittori e alcuni atleti, tra cui Angela Davis, Alice Walker, John Carlos e Craig Hodges hanno invitato i giocatori della NFL a riconsiderare la loro partecipazione al viaggio. In seguito anche Harry Belafonte e Danny Glover hanno firmato la lettera.

Si sono congratulati con gli atleti perché avevano usato la loro fama «per mettere in luce e sostenere le diverse lotte, compresa quella di Black Lives Matter» e si sono congratulati anche con tutti coloro che avevano annunciato che non si sarebbero recati alla Casa Bianca.

Hanno insistito perché i giocatori non si lascino sfruttare come pedine di una campagna di propaganda «che mira ad aiutare il governo israeliano a normalizzare e giustificare la sua negazione continua dei diritti dei palestinesi».

Il giorno stesso Michael Bennett, giocatore della NFL e militante per i diritti umani, ha twittato che non sarebbe andato in Israele.

In una successiva dichiarazione pubblicata su Twitter e Instagram, Michael Bennett ha dichiarato che «non sarebbe stato usato» dal governo israeliano. E di ricordare che il defunto Muhammad Ali, uno dei suoi eroi, «aveva sempre sostenuto fermamente il popolo palestinese».

«Voglio essere una delle voci dei senza voce, – ha aggiunto Bennett, – e non posso farlo se partecipo a questo tipo di viaggi in Israele».

 

«Cari tutti,

era previsto che visitassi Israele in compagnia dei miei colleghi con cui gioco nella NFL. Ero elettrizzato all’idea di vedere con i miei occhi questa parte del mondo meravigliosa e ricca di storia. Non sapevo, fino a quando non ho letto un articolo sul “Times of Israel” che parlava di questa visita, che il mio itinerario era stato studiato dal governo israeliano con l’intento di fare di me – sono le parole dei membri del governo – “una persona in grado di creare l’opinione pubblica e di influenzarla” e che sarebbe quindi “un ambasciatore di buona volontà”. Non mi si userà in questo modo. Quando andrò in Israele – e ho intenzione di recarmici –, sarà per vedere non solo Israele, ma anche la Cisgiordania e Gaza, in modo da poter vedere che vita conducono i palestinesi, che chiamano patria questa terra da millenni.

Uno dei miei eroi è sempre stato Muhammad Ali. So che Ali ha sempre sostenuto fermamente il popolo palestinese, che ha visitato dei campi profughi, che ha partecipato a manifestazioni e che ha sempre voluto essere “una voce per i senza voce”. Anche io voglio essere “una voce per i senza voce” e non posso farlo se partecipo a questo tipo di viaggi in Israele.

So che questo irriterà alcune persone e sarà fonte di ispirazione per altre. Ma tenete conto che non l’ho fatto per voi, ma per essere coerente con i miei valori e la mia coscienza. Come il campione dei Giochi olimpici del 1968, John Carlos, non smette di dire: “Non esiste un impegno parziale nei confronti della giustizia. O siete impegnati o non lo siete”. Beh, io lo sono.




Molto cordialmente,

Michael Bennett»

 

Kenny Stills, dei Dolphins, ha ritwittato la dichiarazione di Bennett e ha aggiunto: «Non sarei stato capace di dirlo meglio. Ci sto!» – intendendo che anche lui si ritirava dal viaggio.

Anche Martellus Bennett ha ritwittato la dichiarazione del fratello.

Il Comitato nazionale BDS palestinese (BNC) ha ringraziato Michael Bennett per essersi schierato «dalla parte giusta della storia, della giustizia e dell’uguaglianza».

Anche il quarterback dei San Francisco 49ers, Colin Kaepernick, non parteciperà al viaggio, ma si è fatto notare dal pubblico per la decisione, presa per sostenere i militanti di Black Lives Matter , di non difendere l’inno nazionale. Kaepernick ha ritwittato per il suo milione di followers che chiunque protesti contro il bando dei musulmani di Trump non potrà mancare di «impallidire vedendo quali misure di apartheid vengano imposte da Israele ai musulmani palestinesi».

Altri giocatori citati come partecpanti al viaggio sono Cliff Avril, Delanie Walker, Mychal Kendricks, Cameron Jordan, Calais Campbell, Carlos Hyde, Dan Williams e Justin Forsett. È probabile anche che il vecchio linebacker della NFL, Kirk Morrison, partecipi al viaggio.

Un’immagine commerciale deteriorata

Da pochi giorni il governo israeliano ha adottato con effetto retroattivo una legge che legalizzava il furto di ampie porzioni di territorio privato palestinese a favore della colonizzazione palestinese.

La decisione ha provocato una ridda di proteste internazionali, anche da parte dei più stretti alleati di Isarele, come l’Unione europea, la Germania e il Regno unito.

I responsabili della propaganda di Israele sperano che la visita dei giocatori americani di football sarà un diversivo ben accetto ai più e un’occasione per far di nuovo splendere il blasone passabilmente deteriorato di Israele.

«Considero molto importante l’arrivo di questa delegazione di star della NFL in Israele», ha dichiarato Gilad Erdan, ministro degli Affari strategici di Israele incaricato di combattere il movimento BDS, capeggiato dai Palestinesi.

Questo viaggio di propaganda è un’iniziativa dello stesso ministero di Erdan, oltre che del ministero israeliano del Turismo e della Voce dell’America in Israele, un gruppo il cui intento è di «promuovere l’immagine d’Israele negli Stati Uniti attirando media e personalità» nel paese.

Erdan ha confermato la finalità apertamente di propaganda della visita, dichiarando che i giocatori della NFL «presenteranno il volto bello di Israele alle loro decine di milioni di sostenitori negli Stati Uniti» per compensare l’effetto del BDS.

Isarele ha stanziato un budget enorme a questo fine, ma senza grandi risultati. In un recente documento strategico, la Ligue contre la diffamation e l’Istituto Reut, due importanti organizzazioni che si oppongono ai diritti dei Palestinesi, pare abbiano concluso che la battaglia contro il BDS si sia conclusa con una sconfitta.

Contemporaneamente, nonostante una campagna pubblicitaria costata parecchi milioni di dollari al ministero del Turismo – campagna di cui fanno parte anche queste visite di piacere delle celebrità –, il numero dei visitatori in Israele non ha smesso di diminuire.

Commentando l’insuccesso della strategia israeliana, Clayton Swisher ha fatto notare: «Siete sconfitti quando il vostro paese legalizza l’apartheid e invita un sacco di giocatori della NFL per cercare di farlo passare come una cosa normale».

Swisher, un giornalista specializzato in inchieste che lavora per Al Jazeera, ha di recente presentato un film in quattro parti intitolato The Lobby che fa luce sugli sforzi segreti di Israele negli Stati Uniti per guadagnarsi degli amici e limitare le persone percepite come nemiche.

 

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Il concerto a Tel Aviv cancellato dal Tour 2017

Anche Natalie Imbruglia si ritira

 

Gli attivisti che sperano ci sia ancora tempo per persuadere altri giocatori della NFL a rinunciare al viaggio saranno incoraggiati da quella che appare come un’altra vittoria.

I militanti BDS hanno insistito con la cantante australiana Natalie Imbruglia perché annullasse il concerto israeliano previsto il 1° marzo.

Sembra che l’appuntamento di Tel Aviv sia stato cancellato di recente dal calendario ufficiale della sua tournée e che appaia ormai come «annullato» sulla sua pagina Facebook.

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Alcuni post dalla pagina Facebook dell’artista.

 

Trad. dal francese: Marina Chiuz

Fonte: https://www.bdsfrance.org/des-joueurs-de-la-nfl-ligue-nationale-de-football-americain-se-retirent-de-la-tournee-de-propagande-en-israel/

Il modello Israele a Treviso: un muro alto tre metri per il primo quartiere fortificato della città

26 febbraio 2017, Rosario Citriniti – aggiornato alle ore 20.21 con video di TG Treviso.

Sono passati 10 anni da quando ho visto per la prima volta al cinema La Zona di Rodrigo Pià, era il 2007, sembrava puro allarmismo ma sicuramente il regista ha saputo interpretare  l’ansia  di gruppi ristretti di persone alla ricerca di forme di sicurezza privata al limite della fobia per creare un realistico scenario  e anticipare con lucidità la creazione di quartieri, città, regioni, e alla fine stati  fortezza.

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Musicisti stanno inondando Israele: segno del fallimento del boicottaggio culturale?

Copertina – Il musicista britannico rock e co-fondatore dei Pink Floyd, Roger Waters, scrive con lo spray le parole ‘No Thought Control’ su un tratto del muro di separazione in Cisgiordania. AP

Un vero e proprio ponte aereo di artisti è in viaggio verso Israele, gli sforzi di Roger Waters e BDS sembrano essere vani. Un affermato produttore e attivisti di boicottaggio locali concordano: è una tendenza, e come tutte le altre, ha alti e bassi.

By Itay Stern Feb 19, 2017

Erano anni che gli appassionati di musica in Israele non avevano l’opportunità di godere di così tanti artisti d’oltreoceano. Un elenco parziale degli artisti che hanno in programma di esibirsi qui questa estate comprende i Radiohead, i Pixies, Justin Bieber, Aerosmith, Guns and Roses, Rod Stewart, Nick Cave, Tears for Fears, Grandaddy, Jose Gonzalez, Fatboy Slim, Jean-Michel Jarre, Paul Giovani, Vanessa Mae, Emir Kusturica e Ace of Base. L’elenco potrebbe includere altri top performer che hanno avuto buona accoglienza in Israele negli ultimi anni, tra cui i Rolling Stones, Madonna, Alice Cooper, Rihanna, Sia e Elton John.

È vero che oltre a questa schiera scintillante ci sono anche alcune cancellazioni clamorose, una delle più memorabili rimane quella del concerto dei Pixies nel 2010, solo pochi giorni prima della loro esibizione, seguita al fatale sequestro israeliano della nave Mavi Marmara a Gaza. Da quella cancellazione si sono di nuovo esibiti in Israele.

Tra gli artisti i cui nomi sono legati al movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) ci sono Elvis Costello, i Gorillas, Devendra Banhart e Annie Lennox. Alcuni di loro hanno dichiarato apertamente che il motivo della loro opposizione a esibirsi qui era la dominazione israeliana sui palestinesi. L’elenco comprende migliaia di artisti, persone del mondo accademico e cinematografico e intellettuali che hanno chiesto un boicottaggio culturale di Israele e delle sue istituzioni.

Quindi, il boicottaggio funziona? “In un primo momento, molti artisti hanno pensato che fare spettacoli in Israele li avrebbe penalizzati finanziariamente, ma poi hanno visto musicisti che si esibivano qui senza pagarne il prezzo. Hanno capito che il movimento delle sanzioni è marginale”, dice un autorevole giornalista israeliano che si è occupato della questione.

“Molte volte sono i politici delle due parti che creano problemi con il movimento BDS. I politici di destra ci guadagnano dicendo al mondo intero come sia contro di noi quando afferma che le cose qui sono un disastro a causa dell’occupazione. Di fatto il successo del movimento di boicottaggio è incerto.”

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Alice Cooper si esibisce in Israele, giugno 2016. Avishag Shaar Yeshuv

Conversazioni avute con alcuni produttori di primo piano che portano artisti internazionali in Israele confermano queste parole. Alcuni di loro dicono che il movimento di boicottaggio ha raggiunto il massimo in seguito all’incidente della Marmara, ma col passare del tempo la protesta è scemata. Guy Besser, uno dei proprietari della Blue Stone Productions, la società che ha portato qui Guns and Roses e Aerosmith, dice: “Il boicottaggio ha un’influenza solo marginale sugli artisti e quelli che vengono qui ripartono da ambasciatori di buona volontà. Dopo la loro performance si rendono conto dell’enorme divario tra quanto è stato detto loro per far pressione e la realtà locale. Notiamo l’indebolimento del boicottaggio di anno in anno, con Israele che sta diventando una sede legittima per spettacoli. In ultima analisi, la musica sconfigge la politica.”

L’aumento del numero di spettacoli è legato all’aumento del numero di produttori locali che sono entrati nel campo dell’organizzazione di concerti di artisti internazionali in Israele. “Il mercato è in ripresa”, continua Besser, “Ci sono molti operatori che cercano di portare qui artisti e il pubblico ha dato prova di essere uno straordinario consumatore di cultura, di saper godere degli spettacoli. La crescente concorrenza ha anche spinto verso il basso i prezzi dei biglietti e gli spettacoli sono diventati più accessibili.”

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Gut Besser crediti David Bachar

 

Guy Chadwick, solista nella band House of Love che si è esibito qui la scorsa settimana, è d’accordo con Besser nel dire che il suo gruppo non ha avuto nessuna preoccupazione a venire in Israele. Dice che da anni voleva venire in Israele e di non aver fatto molto caso alla situazione politica, dal momento che il suo interesse era per la storia e la cultura locali. Racconta che il suo agente aveva parlato ai componenti della band di possibili problemi come petizioni online se si fossero esibiti in Israele, dicendo che aveva avuto esperienze del genere con altri gruppi che aveva portato in Israele. Nonostante tutto dice Chadwick che non hanno incontrato alcuna opposizione.

Dan Sobovitz è un israeliano che ha lavorato per alcuni anni in una posizione di alto livello presso la sede dell’Unione Europea a Bruxelles. Parlando a titolo personale dice che il movimento BDS non è sentito a livello popolare in Europa. La questione israeliana interessa principalmente comunità ebree e musulmane, l’estrema destra e l’estrema sinistra e le élite intellettuali. I partiti tradizionali sostengono la soluzione dei due stati, ma in definitiva non supportano alcun tipo di boicottaggio. La media europea, secondo lui, se richiesta esprimerebbe la sua opposizione all’occupazione, e questo varierebbe anche in modo significativo da un paese all’altro, ma non scenderebbe in piazza per questa causa.

Danno cumulativo nella percezione delle persone

Meno ottimista per quanto riguarda il tramonto del BDS è un produttore esperto, Shuki Weiss. “Il BDS ci sta causando gravi danni. Non è qualcosa che si possa valutare su un estate o l’altra, ma è qualcosa di cumulativo nella percezione della gente. E’ vero che abbiamo avuto anni peggiori – tre o quattro anni fa la gente firmava petizioni su posizioni molto più forti. In pratica non è cambiato molto e come per ogni altra tendenza ci sono alti e bassi. Quando incontriamo artisti e suggeriamo loro di venire in Israele mettiamo fin dall’inizio sul tavolo la questione politica, dicendo che senz’altro si presenterà. Tuttavia, proponiamo che non si impegnino in discussioni politiche e che vengano qui per incontrare i loro fan proprio come fanno altrove.”

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Pixies si esibiscono a Tel Aviv, 2014. Dudu Bachar

A che punto pensi che si trovi in questo momento la campagna di Israele contro i leader del boicottaggio?

“Non avrei troppa fretta a parlare di vittoria sugli attivisti del BDS. C’è ancora bisogno di combattere il boicottaggio. Il fatto che artisti internazionali si esibiscano in Cina, un paese che non è certo famoso per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, o negli Stati del Golfo, rende molto più facile per loro esibirsi in Israele. Guardate Bjork – avrebbe dovuto tenere 16 concerti in Cina, ma non appena ha aperto bocca e detto qualcosa a proposito dei diritti umani durante il suo primo spettacolo, tutto il suo tour è stato annullato. Ora vedremo cosa succede negli Stati Uniti con Trump che pensa di costruire un muro sul confine messicano. Pensi che uno qualsiasi dei più famosi musicisti smetterà di esibirsi lì per questo? Capiscono che qui c’è un problema. Si mette sotto una luce diversa ciò che sta succedendo in Israele”.

Tu hai portato qui Roger Waters e ora lui è l’interprete più significativo che promuove un boicottaggio culturale. Qual’è l’impatto dei suoi interventi sulle esibizioni internazionali qui?

“Non c’è stato quasi nessun importante interprete che non sia venuto qui senza prima essere stato assilito da Roger che gli chiedeva di boicottare Israele. È una figura importante nel mondo della musica e le sue lettere hanno un impatto. Tuttavia, ci sono stati artisti come Alicia Keys che hanno ricevuto la sua lettera e hanno deciso di esibirsi qui comunque. Non solo è venuta, ma ha avuto sul palco anche un cantautore locale, Idan Raichel, che ha cantato con lei. Pochi mesi dopo ha fatto un’apparizione con Raichel e un cantante palestinese in un concerto congiunto nel Central Park di New York. Ha visto i due lati della questione e non ha ignorato la complessità della situazione.”

I grandi artisti non devono preoccuparsi di un boicottaggio dei consumatori dopo un’esibizione in Israele?

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Il cantante Elvis Costello (L) e Questlove (R)of the Roots, si esibiscono durante la cena per la premiazione alla Clinton Global Initiative 2013 (CGI) a New York, il 25 settembre, 2013. REUTERS / Carlo Allegri

«Niente affatto – artisti vengono spesso qui prima o dopo essersi esibiti a Dubai e nel Qatar. Il pubblico in realtà non mescola le due cose e in realtà non gliene importa. Nelle buone annate abbiamo avuto artisti che sono venuti qui dopo essersi esibiti in Libano. Un boicottaggio economico non è davvero un problema.”

Pure nelle comunità ebraiche

Ciononostante gli attivisti del BDS continuano ancora a tentare di interrompere in Israele esibizioni che, secondo loro, “consentono una ripulitura di facciata dell’occupazione e del regime di apartheid in Israele.” Importanti siti web di musica mostrano un grande interesse per questo problema scottante. Così, ad esempio, la rivista NME la scorsa settimana ha riportato che i Radiohead si esibiranno nel parco Hayarkon di Tel Aviv, prendendo anche atto del boicottaggio culturale e delle tanto chiacchierate proteste di Waters e Brian Eno. L’anno scorso c’è stato il vocalist americano Matisyahu ad avere avuto una copertura negativa dopo essere stato espulso da un festival in Spagna, per essersi rifiutato di dichiarare il suo sostegno a uno Stato palestinese e di condannare Israele – una richiesta posta dietro pressione del BDS, che è molto attivo in Spagna.

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Shuki Weiss

Ohal Grietzer è un’attivista e compositrice israeliana che vive negli Stati Uniti e sostiene il boicottaggio di Israele. In passato ha scritto una lettera pubblica assieme a Brian Eno, pubblicata sul sito web VICE, in cui chiedeva la cancellazione di spettacoli di artisti internazionali in Israele. Questa settimana ha scritto sulla sua pagina Facebook che “se uno dei tuoi amici o amici di amici hanno in programma di esibirsi in Israele, gentilmente ricorda loro che la società civile palestinese sta chiedendo di boicottare Israele fino a quando non terminerà la sua occupazione e la colonizzazione e non concederà uguali diritti ai propri cittadini arabi-palestinesi.”

Ronnie Barkan, uno degli attivisti di spicco del BDS in Israele, è certo che il movimento di boicottaggio abbia un grande impatto sull’agenda culturale di Israele. “Il successo della campagna BDS – una campagna palestinese che è diventata una linea guida per attività di promozione della giustizia, libertà e uguaglianza in tutto il mondo – supera di gran lunga quanto avevamo previsto in partenza. Entrambe le parti si rendono conto che la cultura è potere e quando qualsiasi attività che riguardi la cultura o identità palestinese è interpretata dall’entità sionista come una dichiarazione di guerra, lo stato di Israele invia a suo nome un numero infinito di artisti di corte, dallo scrittore David Grossman alla cantante Noa al corpo di ballo Batsheva, nella speranza che riusciranno a salvare la sua immagine che sta collassando nel mondo.”

In Israele come si manifesta il successo del BDS?

“Si può notare un cambiamento significativo nel modo in cui il mondo percepisce Israele. Ora è visto come uno stato appestato che mantiene un’occupazione crudele, l’apartheid e una impresa coloniale. Questo è ciò che si crede in tutti i campus negli Stati Uniti e anche in alcune comunità ebraiche. Comunità stanno diventando sempre più critiche verso i crimini di Israele, con una rapida crescita dell’organizzazione Jewish Voice for Peace che ha accolto la causa dei diritti fondamentali per i palestinesi, figli e figlie di questa terra, dando il suo sostegno senza riserve alla campagna di boicottaggio.”

 

Il diluvio di spettacoli in programma per questa estate non è in contraddizione con l’immagine che sta dipingendo?

“Il boicottaggio culturale di fatto ha acquistato molta forza sia fra artisti che si mettono insieme per sostenere il boicottaggio, come ad esempio il gruppo di 1.200 rinomati artisti britannici noti come Artists for Palestine UK, sia nelle manifestazioni di massa delle donne contro Trump che, pur lottando per il futuro degli Stati Uniti, sono riuscite a integrare la voce di celebrità a sostegno della lotta delle donne con la lotta dei neri e la gente di colore, la lotta degli indigeni nativi americani, la lotta degli indigeni palestinesi, dei musulmani, dei profughi e altri ancora.”

Tenere le carte coperte

Un altro gruppo israeliano che sostiene il BDS sul fronte culturale e accademico si chiama “Boycott from Within”. Proprio come Barkan, i suoi membri sono certi che il boicottaggio attualmente sia più efficace che mai. Quando si chiede loro attraverso la loro pagina Facebook se l’occupazione israeliana non assuma una prospettiva diversa alla luce della guerra civile in Siria o al muro di Trump, rispondono: “Gli artisti tendono ad opporsi al razzismo e all’oppressione sistematica. Le violazioni dei diritti umani di Israele sono riconosciute dalla comunità internazionale e l’appoggio vicendevole fra Trump e Netanyahu prova il collegamento tra le lotte contro i diversi tipi di violazioni. In particolare, rafforza i legami tra i gruppi per i diritti umani qui e negli Stati Uniti.”

 

Ci può ricordare tutti i risultati ottenuti negli ultimi anni dal movimento di boicottaggio culturale?

 

“Il boicottaggio istituzionale culturale-accademico contro Israele sta prendendo slancio. Poiché diventa più forte, ci sono meno casi di artisti che prima ingenuamente accettano di venire in Israele e poi annullano le loro esibizioni. Per questo un minor numero di cancellazioni non indica un indebolimento del boicottaggio. Ad esempio, Pharrell Williams ha annullato la sua performance in Israele dopo i numerosi appelli da parte degli attivisti BDS. Il fatto che gli organizzatori della manifestazione abbiano dato spiegazioni contraddittorie per l’annullamento conferma la valutazione secondo la quale questo è dovuto ai principi dall’artista. Anche Talib Kweli, che sostiene i diritti dei palestinesi, ha cancellato la sua visita. Il movimento Black Lives Matter che sta crescendo negli Stati Uniti ha espresso il suo sostegno al boicottaggio e questo comporta ripercussioni sugli artisti americani, in particolare sugli afro-americani”.

Questa affermazione può essere confutata se si guarda la lista degli artisti del prossimo Festival di Kalamazoo che sarà dedicato all’hip-hop e alla musica nera. Nonostante la pressione esercitata su artisti come Princess Nokia and MNDSGN, la scaletta originale non è cambiata.

Ultimo spettacolo dei Radiohead in Israele, 2000

Il produttore Udi Applebaum, che questa estate porterà Rod Stewart in Israele, concorda con le affermazioni di Barkan e di “Boycott from Within”. Sostiene che gli attivisti del BDS riescono a produrre ripercussioni sul programma culturale locale. “Ci sono molti spettacoli che non si concretizzano a causa del boicottaggio – non sempre ne conosciamo il motivo preciso, a volte ce lo dicono e a volte no, dal momento che gli artisti tengono le loro carte coperte. Noi, come produttori, siamo in una campagna senza fine contro il boicottaggio. Il mio sogno è che si diventi come Londra o Parigi, ma siamo molto lontani”.

Tuttavia il movimento di boicottaggio – sia che si creda nei suoi vantaggi o che lo si veda come un ostacolo ad un dialogo tra gli artisti e il loro pubblico, sia che si creda che funzioni o no – sembra fallire quando si tratta di esibizioni in Israele di grandi artisti. Se una band come i Radiohead, una fra quelle di maggior successo al mondo, può essere portata al parco Hayarkon quando potrebbe ottenere qualsiasi stadio d’Europa in pochi minuti, significa che sta consapevolmente scegliendo di farlo. Questo vale anche per i Pixies, Justin Bieber e altri.

At the same time, music lovers in Israel are aware that this string of performances can be cancelled in a flash if some military operation or war breaks out. All sides are presumably wishing for a calm summer.

Allo stesso tempo, gli amanti della musica in Israele sono consapevoli del fatto che questa serie di esibizioni può essere cancellata in un lampo per una qualche operazione militare o se scoppia la guerra. Tutti le parti interessate si presume che stiano desiderando un’estate calma.

 

Traduzione: Simonetta Lambertini – invictapalestina.org

fonte: http://www.haaretz.com/israel-news/culture/.premium-1.772686

Le forze israeliane distruggono una condotta d’acqua finanziata dall’UNICEF nella valle del Giordano

Febbraio 20, 2017 02:46 (AGGIORNATO: FEB 21, 2017 11:04.)

NABLUS (Ma’an) – Lunedì le forze israeliane hanno demolito un acquedotto nella regione della Valle del Giordano nella Cisgiordania occupata, lo stesso era  stato già distrutto all’inizio di questo mese, secondo fonti locali.

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Oscar: Le stelle non hanno risposto agli inviti di Israele

22 febbraio 2017 – by JOE DYKE,  France-Presse Jérusalem

Un anno fa, Israele ha offerto soggiorni di lusso con tutte le spese di viaggio pagate a Jennifer Lawrence, Leonardo DiCaprio, Matt Damon e ad altre stelle di Hollywood. Ma nessuno sembra aver risposto all’invito.

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