MURO MURO, CADI GIU’

maxresdefaultRegista: Alessandra BASTASIN, Roberto Bebe MASSARO
Produzione: Italia 2014
Tipo di filmato: Film (fiaba)
Durata: 12 minuti

Uno strumento per un’attività di educazione alla pace per bambini da 5 a 10 anni.

Questo film vuole essere uno strumento operativo rivolto ad educatori ed insegnanti interessati a parlare della questione palestinese ai bambini, uno strumento da utilizzare nell’ambito di progetti di educazione alla pace ed alla gestione dei conflitti.
E’ evidente che la questione palestinese non è un tema facile da trattare, ed in particolare non è facile trovare le parole per parlarne ai bambini perché racchiude gran parte delle contraddizioni della nostra epoca; non è facile cercare di essere obiettivi, non giudicanti, sostenitori a priori di una parte piuttosto che dell’altra, informare sui motivi di un’azione violenta che limita la libertà delle persone, di un intero popolo. Ma soprattutto trovare una chiave per stimolare la riflessione sulle singole azioni che ognuno di noi compie quotidianamente ma che possono portare ad una reazione violenta da parte dell’altro.
La fiaba che abbiamo provato a raccontare qui ha come obiettivo aiutare i bambini a riflettere sulle proprie azioni, su come i comportamenti violenti possano portare a reazioni ancora più violente e possano innescare delle spirali senza soluzione di continuità. Ma allo stesso tempo vorrebbe portare un messaggio di pace, in quanto vorrebbe spingere i bambini a ripensare ai propri comportamenti, e ad usare la creatività, e quindi la capacità di creare nuove connessioni tra ciò che si conosce, e la capacità di leggere ciò che succede da diverse angolazioni per superare dei momenti di empasse.
L’educazione alla pace, infatti, non è assenza di conflitto. Piuttosto significa proporre un’idea di pace correlata al conflitto. Conflitto non è violenza. La violenza è un errore irreversibile, che presenta i tratti dell’eliminazione. Il conflitto invece si situa nell’area della reversibilità, della relazione. Necessario è ripensare alla parola “conflitto” come ad una parola densa di orizzonti di cambiamento, densa di orizzonti di crescita e quindi densa di evoluzioni possibili. In questo senso possiamo considerare il conflitto come un elemento generativo, un elemento creativo, una risorsa all’interno della costruzione di una serie di relazioni che non possono prescindere dal valorizzare e contenere la diversità.
E’ chiaro che in questo tipo di lavoro emerge la difficoltà del decentrarsi, del capire le ragioni altrui, dell’accettare la divergenza. Sta in questo la sfida dell’educazione alla pace: creare le condizioni affinché il rapporto possa alimentarsi non solo nella simpatia, ma anche nella discordanza e nella diversità.
È una sfida enorme ma imprescindibile all’interno di una società che diventa sempre più densa di complessità etniche e sociali, in cui i cambiamenti sono molto rapidi, in cui l’ingresso di immigrati procura continuamente ventate di fisiologiche perturbazioni.
Sono questi i temi che la fiaba vorrebbe stimolare a trattare con i bambini. E’ infatti una fiaba con un finale aperto che utilizza come spunto di riflessione la nascita di un conflitto e che vorrebbe aiutare a riflettere sulle possibili conseguenza che ogni azione potrebbe portare.

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