Il Walled Off Hotel di Banksy è una forma di gentrificazione


 FOTO – Il piano bar all’interno del Walled Off Hotel a Betlemme

 di Tamara Nassar, 6 marzo 2017

L’anonimo artista di strada britannico Banksy ha appena aperto “The Walled Off Hotel” a tre metri dal muro dell’apartheid israeliano di Betlemme nella Cisgiordania occupata. E’ pubblicizzato come l’hotel con “la peggiore vista al mondo”.

L’hotel è solo l’ultima opera d’arte di Banksy nei territori palestinesi occupati. Lasciò il suo primo segno sul muro nel 2005, quando dipinse nove scene che raffigurano un trompe l’oeil in cui cieli blu e un verde paesaggio sfuggono alla polvere e al cemento. Dieci anni dopo Banksy entrò di nascosto anche nella Striscia di Gaza, in seguito all’Operazione Protective Edge di Israele che distrusse e devastò il territorio, lasciando sulla sua scia un numero di oltre 1.500 vittime civili palestinesi. In quest’ultimo viaggio, Banksy dipinse murali tra le infrastrutture rase al suolo e fece un video satirico di due minuti che pubblicizzava Gaza come una destinazione di viaggio unica, puntando l’attenzione sull’assedio e la violenza di Israele verso la prigione a cielo aperto.  

Sebbene il nuovo hotel di Banksy si sia attirato molti elogi da parte della comunità internazionale per la sua iniziativa di voler attirare turisti in Cisgiordania ed educarli tramite lo spazio usato come mezzo e oggetto d’arte, vorrei andare contro corrente e offrire la mia modesta opinione sulla classica, quasi masturbatoria, natura del turismo e dell’arte di guerra, e la loro sorprendente prevalenza nella Questione Palestinese.

Questa trovata artistica capitalizza su una occupazione di un popolo che è stata fondata e si è mantenuta con la violenza; la violenza è così le sue fondamenta. La sofferenza palestinese diventa una mostra per una classe molto particolare di turisti in grado di entrare in Cisgiordania – tanto per cominciare – che in sostanza riproduce nel paesaggio l’immagine della lotta e le ruba completamente la sua capacità di parlare per se stessa. Normalizza la sua immagine pubblica e la rende pornografica, educativa, divertente ed eccessiva. L’iniziativa si nutre della costante presenza di tale violenza, e quindi, tramite l’affermazione artistica, le assicura eternità. La mostra dipende dal mantenimento dell’apartheid, di fatto fa il tifo per il suo prolungamento, la permanente esistenza. L’hotel implora la presenza del muro.

 

FOTO – Guest room in the Walled Off Hotel. (Photo: The Walled Off Hotel)

 

Mentre l’hotel è oliato con commenti politici per la vista grottesca sul muro, l’estetica militarizzata e le opere d’arte di denuncia, non riesce a fare una qualsiasi dichiarazione politica ufficiale che riconosca la corrente perpetua di pulizia etnica che si manifesta con l’occupazione illegale, l’apartheid israeliana, la continua demolizione e annessione di terra palestinese.

In una dichiarazione, o liberatoria, posta all’ingresso del museo all’interno dell’hotel, Banksy scrive: 

“Ce l’hai fatta! Benvenuto in Cisgiordania – un luogo ricco di storia e di conflitti. Ora potrebbe sembrare un buon momento per scegliere da che parte stare – tranne non farlo. Il muro è una menzogna. Si spaccia l’idea che qui vi è una semplice divisione tra le persone, ma non c’è. La maggior parte dei palestinesi vive in grande svantaggio a causa dei suoi vicini. Molti israeliani si oppongono alle crudeltà inflitte dal muro, ma altri israeliani hanno una profonda paura per la propria sicurezza. Questa mostra esamina il muro da molti punti di vista e quindi contiene materiale che alcune persone potrebbero trovare sconvolgente”.

Non solo il linguaggio di Banksy mina la lotta palestinese e la riduce a un semplice “svantaggio” rispetto agli israeliani, ma incoraggia anche questo falso silenzio non-partisan quando si tratta della Questione Palestinese, con un’ingiusta depoliticizzazione e fuorviando i suoi ospiti perché assumano questa pseudo-neutralità ed un effettivo schierarsi con l’oppressore. Incoraggia un velato atteggiamento di perdono verso ciò che è, infatti non si tratta di “una semplice divisione tra le persone”, come scrive Banksy. Invece è semplice e presente e materiale.

Contrariamente alla dichiarazione di Banksy, questa “semplice divisione” non è una “menzogna”, ma un molto materiale illegale muro di separazione, progettato e costruito per raggiungere una lunghezza di 708 km, con il 62 % già eretto, che isola e annette gran parte della Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. La mancanza di un commento politico di Banksy è già una dichiarazione, uno sfruttamento audace della sofferenza palestinese che riesce a negare e a vendere come forma d’arte.

I consumatori di un tale prodotto sono quelli in grado di entrare nel territorio, un proprio procedimento discriminatorio. Banksy non fa menzione della popolazione di profughi palestinesi nella diaspora che non potrà mai visitare il suo albergo, lo promuovere allo scopo di raggiungere solo coloro che possono viaggiare per vedere la mostra.

Nella sezione FAQ del sito di Banksy per l’hotel, ci sono le seguenti risposte alle domande più frequenti:

 Ho bisogno di un visto?

“Per entrare in Israele come turisti non è necessario un visto e si può rimanere per un massimo di 3 mesi. I visitatori che entrano via aeroporto di Tel Aviv sono forniti di una scheda di ingresso nel passaporto. Quindi, a differenza della gente del posto, ti verrà permesso di viaggiare dove vuoi.

La sicurezza dell’aeroporto di Tel Aviv, tuttavia, è leggendaria. C’è da aspettarsi che chiedano lo scopo del tuo soggiorno e se intendi fare un viaggio in Cisgiordania. Se risponderai ‘sì’ potresti essere trattenuto per qualche tempo, per questo molti visitatori scelgono di non rivelare che una singola parte della loro vacanza.”

Sarebbe stato produttivo e cruciale per Banksy, per adempiere la sua missione educativa, fare menzione dei milioni di palestinesi nella diaspora, nell’impossibilità per loro di tornare in patria. Questo esperimento monumentale con un sito intriso di storia biblica e contemporanea in divenire congeda la realtà del vivere oggi in tali circostanze. In un commento sulla geografia, si risponde a un’altra domanda sulla pagina:

 

Perchè aprire un hotel lì? Cosa c’è di sbagliato con Shoreditch?

 

“Questo luogo è il centro dell’universo – ogni volta che Dio viene sulla terra sembra che accada qui vicino. L’architettura e il paesaggio sono mozzafiato, il cibo delizioso e l’attuale situazione notevole e toccante. Questo è un luogo di grande significato spirituale e politico – e dai molto buoni falafel. Garantiamo che non rimarrete delusi *.

** Realtà non giuridicamente vincolante ”

L’hotel di Banksy è una forma di gentrificazione che sfrutta la sofferenza palestinese e impone uno “spazio d’arte” che prospera realizzando nel viaggio un esempio di pura fantasia, allo scopo di documentare zone di guerra come divertimento educativo e storico in cui tutto ciò, in realtà, è molto presente e accade in tempo reale. Come al solito, ai palestinesi è ancora una volta negato il mandato di parlare della propria sofferenza. Vi è una nozione orientalista in questa negazione. E, visitare il sito le dà una sorta di ringiovanimento, rigenerazione.

 Concludo con un verso di Mahmoud Darwish dalla sua amata poesia, “Passaporto.”

Scrive: “La mia ferita hanno aperto e ne hanno fatto un museo per turisti.”
 

traduzione Simonetta Lambertini – invictapalestina.org

fonte: http://mondoweiss.net/2017/03/banksys-walled-gentrification/

 

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