Alcuni giocatori della NFL (Lega nazionale di football americano) si ritirano dal tour propagandistico in Israele

Didascalia foto:

Il defensive end dei Seattle Seahawks, Michael Bennett (a sinistra) chiacchiera con il quarterback dei San Francisco 49ers, Colin Kaepernick, dopo la vittoria per 37 a 18 dei Seattle sul campo del CenturyLink Field, il 25 settembre 2016. Questa settimana, per dimostrare la propria solidarietà al popolo palestinese, Bennett ha deciso di rinunciare a un viaggio propagandistico sponsorizzato dal governo israeliano, cui devono prender parte alcuni giocatori della NFL (Foto: Joe Nicholson USA TODAY Sports).

13 février 2017 / bdsfrance.org

Subito dopo aver contribuito alla vittoria della sua squadra nel Super Bowl, domenica scorsa a Martellus Bennett, tight end dei New England Patriots, è stato chiesto che cosa pensasse dell’imminente visita in Messico, come rappresentante della NFL.

«Abbattete il muro! Abbattete il muro! Ecco cosa penso di questo viaggio in Messico!» ha gridato.

Bennett è stato il primo di una serie di giocatori dei Patiots a confermare che non avrebbe fatto visita al presidente Donald Trump alla Casa Bianca.

Una tournée di propaganda (hasbara)

«The Forward», però, ha reso noto che bennett avrebbe partecipato a un altro viaggio. In compagnia di undici altri giocatori della NFL, «dopo la storica vittoria della sua squadra, si recherà in Israele per un tour di “hasbara”, cioè un tour di relazioni pubbliche organizzato da Israele per i giocatori di football americano».

Il titolo citava anche una dichiarazione dello stesso Bennett: «Andrò in Israele».

I palestinesi che vivono in un regime che Human Rights Watch ha definito «separato e diseguale» si domanderanno certo come sia possibile che Bennett si opponga ai progetti di Trump di estendere ancora il muro alla frontiera tra Stati Uniti e Messico e resti indifferente all’impatto del muro costruito da Israele sul territorio palestinese occupato. Trump ha esplicitamente incensato la costruzione del muro israeliano e ne ha fatto il proprio modello.

Ma nel corso di una settimana di improvvisi capovolgimenti della situazione, David Zirin ha scritto su «The Nation» che, malgrado le informazioni diffuse sui media dicessero che Bennett sarebbe andato in Israele, il giocatore aveva «confermato che non gli sembrava il caso».

Zirin ha fatto notare che altri giocatori citati in un articolo del «Times of Israel» riguardo alla vista prevista «aveva rimesso in discussione la loro partecipazione».

Venerdì sera tre dei giocatori citati come potenziali partecipanti – Martelluss Bennett, il fratello Michael Bennett dei Seattle Seahawks e Kenny Stills dei Miami Dolphins – avevano rifiutato di partecipare al viaggio.

Alcuni giocatori si ritirano

In una lettera aperta pubblicata giovedì pomeriggio da «The Nation» alcuni attivisti, alcuni scrittori e alcuni atleti, tra cui Angela Davis, Alice Walker, John Carlos e Craig Hodges hanno invitato i giocatori della NFL a riconsiderare la loro partecipazione al viaggio. In seguito anche Harry Belafonte e Danny Glover hanno firmato la lettera.

Si sono congratulati con gli atleti perché avevano usato la loro fama «per mettere in luce e sostenere le diverse lotte, compresa quella di Black Lives Matter» e si sono congratulati anche con tutti coloro che avevano annunciato che non si sarebbero recati alla Casa Bianca.

Hanno insistito perché i giocatori non si lascino sfruttare come pedine di una campagna di propaganda «che mira ad aiutare il governo israeliano a normalizzare e giustificare la sua negazione continua dei diritti dei palestinesi».

Il giorno stesso Michael Bennett, giocatore della NFL e militante per i diritti umani, ha twittato che non sarebbe andato in Israele.

In una successiva dichiarazione pubblicata su Twitter e Instagram, Michael Bennett ha dichiarato che «non sarebbe stato usato» dal governo israeliano. E di ricordare che il defunto Muhammad Ali, uno dei suoi eroi, «aveva sempre sostenuto fermamente il popolo palestinese».

«Voglio essere una delle voci dei senza voce, – ha aggiunto Bennett, – e non posso farlo se partecipo a questo tipo di viaggi in Israele».

«Cari tutti,

era previsto che visitassi Israele in compagnia dei miei colleghi con cui gioco nella NFL. Ero elettrizzato all’idea di vedere con i miei occhi questa parte del mondo meravigliosa e ricca di storia. Non sapevo, fino a quando non ho letto un articolo sul “Times of Israel” che parlava di questa visita, che il mio itinerario era stato studiato dal governo israeliano con l’intento di fare di me – sono le parole dei membri del governo – “una persona in grado di creare l’opinione pubblica e di influenzarla” e che sarebbe quindi “un ambasciatore di buona volontà”. Non mi si userà in questo modo. Quando andrò in Israele – e ho intenzione di recarmici –, sarà per vedere non solo Israele, ma anche la Cisgiordania e Gaza, in modo da poter vedere che vita conducono i palestinesi, che chiamano patria questa terra da millenni.

Uno dei miei eroi è sempre stato Muhammad Ali. So che Ali ha sempre sostenuto fermamente il popolo palestinese, che ha visitato dei campi profughi, che ha partecipato a manifestazioni e che ha sempre voluto essere “una voce per i senza voce”. Anche io voglio essere “una voce per i senza voce” e non posso farlo se partecipo a questo tipo di viaggi in Israele.

So che questo irriterà alcune persone e sarà fonte di ispirazione per altre. Ma tenete conto che non l’ho fatto per voi, ma per essere coerente con i miei valori e la mia coscienza. Come il campione dei Giochi olimpici del 1968, John Carlos, non smette di dire: “Non esiste un impegno parziale nei confronti della giustizia. O siete impegnati o non lo siete”. Beh, io lo sono.




Molto cordialmente,

Michael Bennett»

Kenny Stills, dei Dolphins, ha ritwittato la dichiarazione di Bennett e ha aggiunto: «Non sarei stato capace di dirlo meglio. Ci sto!» – intendendo che anche lui si ritirava dal viaggio.

Anche Martellus Bennett ha ritwittato la dichiarazione del fratello.

Il Comitato nazionale BDS palestinese (BNC) ha ringraziato Michael Bennett per essersi schierato «dalla parte giusta della storia, della giustizia e dell’uguaglianza».

Anche il quarterback dei San Francisco 49ers, Colin Kaepernick, non parteciperà al viaggio, ma si è fatto notare dal pubblico per la decisione, presa per sostenere i militanti di Black Lives Matter , di non difendere l’inno nazionale. Kaepernick ha ritwittato per il suo milione di followers che chiunque protesti contro il bando dei musulmani di Trump non potrà mancare di «impallidire vedendo quali misure di apartheid vengano imposte da Israele ai musulmani palestinesi».

Altri giocatori citati come partecpanti al viaggio sono Cliff Avril, Delanie Walker, Mychal Kendricks, Cameron Jordan, Calais Campbell, Carlos Hyde, Dan Williams e Justin Forsett. È probabile anche che il vecchio linebacker della NFL, Kirk Morrison, partecipi al viaggio.

Un’immagine commerciale deteriorata

Da pochi giorni il governo israeliano ha adottato con effetto retroattivo una legge che legalizzava il furto di ampie porzioni di territorio privato palestinese a favore della colonizzazione palestinese.

La decisione ha provocato una ridda di proteste internazionali, anche da parte dei più stretti alleati di Isarele, come l’Unione europea, la Germania e il Regno unito.

I responsabili della propaganda di Israele sperano che la visita dei giocatori americani di football sarà un diversivo ben accetto ai più e un’occasione per far di nuovo splendere il blasone passabilmente deteriorato di Israele.

«Considero molto importante l’arrivo di questa delegazione di star della NFL in Israele», ha dichiarato Gilad Erdan, ministro degli Affari strategici di Israele incaricato di combattere il movimento BDS, capeggiato dai Palestinesi.

Questo viaggio di propaganda è un’iniziativa dello stesso ministero di Erdan, oltre che del ministero israeliano del Turismo e della Voce dell’America in Israele, un gruppo il cui intento è di «promuovere l’immagine d’Israele negli Stati Uniti attirando media e personalità» nel paese.

Erdan ha confermato la finalità apertamente di propaganda della visita, dichiarando che i giocatori della NFL «presenteranno il volto bello di Israele alle loro decine di milioni di sostenitori negli Stati Uniti» per compensare l’effetto del BDS.

Isarele ha stanziato un budget enorme a questo fine, ma senza grandi risultati. In un recente documento strategico, la Ligue contre la diffamation e l’Istituto Reut, due importanti organizzazioni che si oppongono ai diritti dei Palestinesi, pare abbiano concluso che la battaglia contro il BDS si sia conclusa con una sconfitta.

Contemporaneamente, nonostante una campagna pubblicitaria costata parecchi milioni di dollari al ministero del Turismo – campagna di cui fanno parte anche queste visite di piacere delle celebrità –, il numero dei visitatori in Israele non ha smesso di diminuire.

Commentando l’insuccesso della strategia israeliana, Clayton Swisher ha fatto notare: «Siete sconfitti quando il vostro paese legalizza l’apartheid e invita un sacco di giocatori della NFL per cercare di farlo passare come una cosa normale».

Swisher, un giornalista specializzato in inchieste che lavora per Al Jazeera, ha di recente presentato un film in quattro parti intitolato The Lobby che fa luce sugli sforzi segreti di Israele negli Stati Uniti per guadagnarsi degli amici e limitare le persone percepite come nemiche.

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Il concerto a Tel Aviv cancellato dal Tour 2017

Anche Natalie Imbruglia si ritira

Gli attivisti che sperano ci sia ancora tempo per persuadere altri giocatori della NFL a rinunciare al viaggio saranno incoraggiati da quella che appare come un’altra vittoria.

I militanti BDS hanno insistito con la cantante australiana Natalie Imbruglia perché annullasse il concerto israeliano previsto il 1° marzo.

Sembra che l’appuntamento di Tel Aviv sia stato cancellato di recente dal calendario ufficiale della sua tournée e che appaia ormai come «annullato» sulla sua pagina Facebook.

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Alcuni post dalla pagina Facebook dell’artista.

Trad. dal francese: Marina Chiuz

Fonte: https://www.bdsfrance.org/des-joueurs-de-la-nfl-ligue-nationale-de-football-americain-se-retirent-de-la-tournee-de-propagande-en-israel/

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