Assedio

30 Gennaio 2017, Gianna Pasi

Credevo di avere avuto un’idea geniale, quando accorgendomi che dal rubinetto dell’acqua dolce non ne scendeva nemmeno una goccia, ho pensato di riciclare quella contenuta nelle mie compagne inseparabili: 2 boule per l’acqua calda.
Credo anche che mai idea fu più geniale quando decisi di metterle nel mio bagaglio per la trasferta a Gaza. E a questo punto, essendo mie compagne quotidiane ve le devo presentare.

borse

Sono entrambe in gomma e rivestiste da una sacca in pile, una è in tinta unita di color viola, mentre l’altra rossa e con sacca a fiori, ma io la vedo “pezzata”, con lo sfondo giallo. Di conseguenza ho dato loro un nome e la prima si chiama Gaza e la seconda Palestina. Qui nell’appartamento gelido dell’undicesimo piano ci facciamo parecchia compagnia e siamo unite come vorrei lo fossero anche le loro omonime.
Dicevo del riciclo dell’acqua, che a Gaza è una delle cose più preziose se potabile. Normalmente uso l’acqua dolce per cucinare e lavare verdura e frutta, ma questa sera ho cambiato menù rinviando l’insalata di pomodori a domani se avrò l’acqua dolce e me la sono cavata con qualche riciclo. Ma con la frutta, uno splendido caco, regalatomi dalla vicina, che qui hanno la fortuna di non avere nemmeno i semi ( e mi chiedo come fanno allora a crescere altre piante?), ho appunto usato l’acqua della boule che di solito utilizzo dolce. Questo perchè quando c’è l’attimo fuggente in cui c’è la corrente elettrica, ho la fortuna di avere in casa un bollitore elettrico che contiene la giusta quantità d’acqua per una boule che in questo modo scaldo al volo.
Dopo averlo asciugato me lo sono gustato con piacere.
Decido quindi di concludere la mia cena in bellezza col solito caffè solubile bello caldo utilizzando ancora l’acqua riciclata della boule che faccio anche bollire sul gas.
Mi siedo così in poltrona con una coperta sulle gambe e un golfino sulle spalle come scialle, oltre ai 3 maglioni sotto, e mi scaldo anche le mani col mio buon bicchiere di caffè.

Cosa volere di più?
Comincio a gustarmi il caffè per poterlo ingerire bello caldo e mi sembra di percepire un sapore un po’ diverso, ma è ovvio avendo usato acqua che è rimasta per ore a contatto con materiale di gomma. Dopo un altro sorso cominciano a venirmi dei dubbi, il gusto sembra tendere al salato, ma sono sicura di avere usato lo zucchero e di non averlo confuso col sale. Con questa certezza continuo a sorseggiare il mio caffè ma continuo ad avvertire un sapore salato. Penso che forse mi sono sbagliata e per una volta posso aver usato l’acqua del rubinetto “normale” per riempire la boule dell’acqua calda.

Quest’altra acqua proviene dalle comuni condutture ed è salatissima, al punto che la mia vicina me l’aveva sconsigliata persino per lavarmi i capelli quando mi ero messa l’hennè.

Quando non avevo alternative la usavo anche per lavarmi i denti con conseguenti conati di vomito, poi col tempo ho imparato a trattenermi. In seguito ho imparato invece a farmi bastare mezzo bicchiere d’acqua in bottiglia per l’igiene dentale.
Ma tornando al mio caffè, più lo bevevo è più mi sembrava salato, ma avendo il beneficio del dubbio me lo sono bevuta tutto. E devo dire che, come per certi vini, mi ha lasciato un retrogusto un po’ fra l’amaro ed il salato. Non proprio da vomito insomma.
In fondo quando bevo il “chai” (the) sulla spiaggia che mi offrono gli amici pescatori, o il caffè immancabile ad ogni visita alle famiglie dei “butterfly children”, che acqua pensi che usino?

Mai the, specie se alla salvia,, mi è sembrato così buono.
It’s Gaza!

Gianna Pasi da Gaza.

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Gianna è una infermiera in pensione, collabora con Invictapalestina, da inizio gennaio è a  Gaza e sta incontrando nuovamente i bambini ‘farfalla’. Questi bambini sono quelli colpiti da Epidermolisi Bollosa (EB) è questa una malattia genetica rara e cronica per la quale  non esiste ad oggi alcuna cura e che in Italia colpisce 1 bambino su 82.000, a Gaza anche loro vivono sotto assedio.

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