Il rilancio commerciale non riesce a fermare il calo nel settore turistico in Israele

Copertina: La delegazione di celebrità minori che si identificano con Israele a Cafarnao (Kfar Nahum) vicino al Kinneret.

Ali Abunimah  27 January 2017

Il turismo in Israele è di nuovo sceso nel 2016, proseguendo in un trend negativo che ha avuto inizio nel 2014 con l’attacco a Gaza in cui furono uccisi più di 2.200 palestinesi, tra cui 550 bambini.

Le cifre dell’Ufficio centrale di statistica israeliano dimostrano che i costosi sforzi per dare al paese l’etichetta di destinazione da divertimento spensierato, soprattutto per gli europei, stanno fallendo.

Nel complesso, il numero di visitatori in Israele lo scorso anno è sceso del 1,2%. Questo arriva dopo cadute ancora più marcate negli anni precedenti – 4,4% nel 2015 e -8,2% nel 2014.

 

Grosso budget

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La costosa campagna di Israele volta ad attirare più turisti provenienti dall’Europa non ha funzionato.

In dicembre, il quotidiano di Tel Aviv Haaretz ha riferito che al ministero del turismo israeliano “l’anno scorso è stato concesso il più grosso budget per il marketing mai avuto prima, per cercare di cambiare l’immagine di Israele come destinazione di viaggio e ampliare la gamma dell’offerta turistica.”

Il fiore all’occhiello è stata la campagna “Two Cities, One Break” rivolta a turisti europei per attirarli a Tel Aviv e Gerusalemme.

È costata più di 23 milioni di dollari, ma fonti del ministero hanno riferito ad Haaretz che “la campagna è stata un flop”.

Israele ha invitato anche celebrità di secondo piano offrendo loro il viaggio, nella speranza che i loro messaggi sui social media avrebbero attirato visitatori.

Ma il numero di visitatori provenienti dal più grande mercato di Israele, l’Europa, è sceso del 6,5% l’anno scorso rispetto al 2015.

Il maggior numero di visitatori in Israele proviene dalla Francia – e questo numero è passato da 300.000 nel 2015 a 293.000 l’anno scorso.

Ci sono stati 18.000 visitatori in meno provenienti dalla Germania – un calo del 9%. Il numero di visitatori provenienti dalla Russia è crollato da 414.000 a 285.000.

Israele ha compensato alcune delle sue perdite con l’Asia: ha ospitato 86.000 turisti provenienti dalla Cina, rispetto ai 52.000 nel 2015. E ha visto anche circa 37.000 visitatori in più provenienti dal Nord America, soprattutto dagli Stati Uniti.

Israele non è il solo ad avere guai: la Turchia, che ha subito un tentativo di colpo di stato militare nel mese di luglio ed è stata afflitta da attentati e esplosioni terribili, ha visto le visite turistiche precipitare del 21% l’anno scorso.

L’Egitto continua a vedere cali a doppia cifra di visitatori.

Ma non dipende solo da un senso generale di pericolo dovuto alla violenza nella regione.

La Giordania è riuscita a invertire il trend, registrando un aumento degli arrivi turistici del 2,6% nel 2016, secondo il suo ministero del turismo.

La Giordania ha attirato 3,8 milioni di visitatori, rispetto ai poco più di tre milioni di Israele.

 

Messaggio contradittorio, dura realtà

Israele cerca di distinguersi dal resto della regione come avamposto gay-friendly della civiltà “occidentale” e divertente in un’area tumultuosa.

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SHEFITA – Pink [Aerosmith cover] – Tel Aviv Official Pinkwash 2016
Ma questa etichetta è contraddetta dal fatto che Israele è di solito in prima pagina per la sua brutale occupazione e la colonizzazione aggressiva della terra palestinese, per la violenza nelle strade delle città che si spera i turisti visiteranno, le dichiarazioni razziste dei suoi politici e i suoi subdoli sforzi di sabotare il movimento nonviolento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) per i diritti dei palestinesi.

In effetti, i leader israeliani continuano a insistere sul fatto che il paese è afflitto da pericoli che potrebbero “spazzare via ogni israeliano.” Mentre questa linea è volta a guadagnarsi simpatia politica, difficilmente renderà Israele un luogo attraente per persone che vogliono divertirsi.

Nel frattempo le destinazioni nell’Europa meridionale, in particolare la Spagna, sono da record del turismo.

Per inciso, c’è un’altra tendenza importante in Spagna: dall’attacco a Gaza del 2014 più di 50 città spagnole si sono dichiarate “libere dall’apartheid israeliano”.

 

Traduzione Simonetta Lambertini-invictapalestina.org

Fonte: https://electronicintifada.net/blogs/ali-abunimah/marketing-blitz-fails-stop-slide-tourism-israel

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