L’attacco del camion che ha ucciso quattro soldati israeliani a Gerusalemme non è stato “terrorismo”

FOTO: Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Avigdor Lieberman visitano la scena in cui la polizia ha detto che un palestinese ha lanciato il suo camion su di un gruppo di soldati israeliani in una popolare passeggiata di Gerusalemme, 8 gennaio 2017 (Foto: REUTERS / Ronen Zvulun)

Jonathan Ofir (*) on January 10, 2017

“Abbiamo appena sperimentato a Gerusalemme un attacco terroristico non provocato, un attacco micidiale che ha causato la morte di quattro giovani israeliani e il ferimento di altri”, ha detto Netanyahu in un comunicato subito dopo l’attacco del camion di due giorni fa a Gerusalemme Est.

Ha continuato, suggerendo vagamente un collegamento con il terrorismo dell’ISIS: “Questo è parte dello stesso modello ispirato dallo Stato islamico, dall’ISIS che abbiamo visto prima in Francia, poi in Germania e ora a Gerusalemme. Questo è parte della stessa battaglia in corso contro questo flagello globale di nuovo terrorismo. Possiamo combatterlo solo insieme, ma dobbiamo combattere, e lo faremo.”

Per il collegamento all’ISIS abbiamo solo la parola di Netanyahu e, benché sia stato messo il bavaglio sul caso, nulla sembra indicare proprio quella direzione.

Netanyahu ha comunque un preoccupante curriculum in cui trovare un tal genere di dichiarazioni:

Il 13 giugno 2014 furono sequestrati tre coloni ebrei. Israele annunciò ufficialmente che erano dei ‘ragazzini’, anche se più precisamente uno aveva 19 anni e due 16. All’epoca le autorità avevano la registrazione di una chiamata di emergenza, fatta da uno dei rapiti, che si chiudeva con una sventagliata di colpi e canti da parte dei rapitori. Così, le autorità israeliane sapevano con la massima certezza che i rapiti erano morti, ma misero il bavaglio sul caso e comunicarono al pubblico di stare lavorando con il presupposto che fossero vivi.

L’azione successiva fu una repressione massiccia di Hamas, con l’arresto di quasi tutti i suoi leader  in Cisgiordania. Già il 15 giugno Netanyahu aveva incolpato Hamas, oltre a ritenere l’Autorità palestinese responsabile. Questo ovviamente faceva parte della sua strategia di rifiuto del governo di unità nazionale palestinese dell’aprile 2014, quando Netanyahu disse che Abbas avrebbe dovuto scegliere tra la ‘pace o Hamas’. Hamas negò un suo coinvolgimento e che Hamas non fosse responsabile era già chiaro alle autorità israeliane almeno dal 26 giugno. Tuttavia, quando i corpi dei tre furono trovati il 30 giugno, Netanyahu fece finta di nulla e dichiarò: “Hamas è responsabile e Hamas pagherà”.

Questa fu la fase preparatoria per l’attacco di Gaza del 2014.

Con un tale curriculum, si deve quindi essere estremamente cauti su quanto dice Netanyahu su chi sia il responsabile, soprattutto quando viene messo il bavaglio al caso.

Netanyahu ha chiaramente interesse a collegare il recente caso all’ISIS e agli eventi terroristici nel mondo, perché questo può alleviare la pressione diplomatica internazionale che ora grava su Israele sull’onda della recente Risoluzione 2334 dell’ONU che condanna tutti gli insediamenti israeliani come “violazioni flagranti”. Se l’attacco del camion di Gerusalemme è stato un atto riconducibile all’occupazione, come tutto finora fa pensare che sia, potrebbe essere visto come un rafforzamento del voto contro l’occupazione. Netanyahu ovviamente vuole un pretesto per rigettare per quanto possibile questa posizione, e cosa c’è di più conveniente se non usare il pretesto del ‘terrore globale’ per ricollegarsi a Francia e Germania, ottenendo in tal modo il supporto occidentale. La Germania ieri ha già risposto con simpatia illuminando alla Porta di Brandeburgo la bandiera israeliana.

Un altro aspetto nella retorica del ‘terrorismo’, uno su cui a mala pena si sono interrogati i media mainstream, è se questo sia proprio terrorismo.

Dopo tutto, il conducente del camion era un palestinese residente di Gerusalemme Est che Israele considera una parte annessa della ‘capitale completa e unita’, un diritto che nessuno stato al mondo riconosce. Per il mondo intero tranne che per Israele, Gerusalemme Est è territorio occupato. Nella versione di Netanyahu, non è nemmeno significativo ricordare che i quattro israeliani che sono morti erano soldati (e non vale neanche menzionare che l’attacco ha comportato anche la perdita di una quinta vita, quella del conducente, ma non è su questo che dobbiamo ragionare). Prende  semplicemente atto di “quattro giovani israeliani”. Questa è una descrizione che priva il contesto del suo aspetto militare e penso che Netanyahu lo sappia molto bene, come spiegherò più avanti. Con tale retorica, Netanyahu rende sfumata la distinzione tra obiettivi militari e civili, un principio che è molto importante nelle distinzioni in materia di terrorismo.

Non importa se i soldati erano soldati combattenti, come insitono i media israeliani,  riguardo a questa distinzione. Quando andiamo a vedere l’intero contesto, ciò che realmente abbiamo è un palestinese sotto occupazione che prende di mira un raduno quasi esclusivamente presidiato da soldati, rappresentanti militari di quell’esercito che lo sta occupando. Tutto questo ricade, a prima vista, nelle distinzioni che riguardano la legittima resistenza all’occupazione. Non importa quanto brutto possa apparire, senza una valutazione critica del contesto possiamo chiamarlo semplicemente “terrorismo”.

Ma “terrorismo” è precisamente come Netanyahu vuole che il mondo intero chiami tutto questo, e finora sta lavorando molto bene. L’indicazione dell’ISIS permette di sganciarsi dal contesto locale di occupazione, ma abbiamo solo la parola di Netanyahu e, come già detto, è un  noto bugiardo e manipolatore. La sua indicazione dell’ISIS è del tutto arbitraria, tuttavia gran parte dei media mainstream sembra essersi conformata acriticamente all’indicazione di ‘terrorismo’.

Netanyahu a proposito dei “gruppi terroristici” e “combattenti per la libertà”

Può essere interessante riflettere su come Netanyahu vede la questione del terrorismo quando non riguarda i palestinesi, ma invece gli ebrei sionisti. Non sto parlando di ‘israeliani’, perché il caso che ora riferirò risale al 1946 – il bombardamento del King David Hotel (che in parte ospitava la sede amministrativa del Mandato Britannico) da parte dell’Irgun di Menahem Begin, un atto in realtà approvato dal comandante Itzhak Sadeh dell’Haganah come forza del comune “movimento ribelle”, una collaborazione di tutte le milizie sioniste segrete, tra cui Haganah, Irgun e Lehi. Il bombardamento uccise circa 91 persone, tra cui 28 britannici, 41 considerati “arabi”, 17 ebrei e altri 5.

Nel 2006, il  Begin Heritage Center ha tenuto un convegno per il 60° anniversario del bombardamento, sulla questione di chi sia un combattente per la libertà e chi un terrorista. Netanyahu fu registrato dalla CNN nel momento in cui diceva che “E’ molto importante fare la distinzione tra gruppi terroristici e combattenti per la libertà e tra l’azione di terrorismo e la legittima azione militare”.

Come riportato dal giornalista di Haaretz Tom Segev, Netanyahu disse che “la differenza tra un’operazione terroristica e una legittima azione militare è espressa … dal fatto che i terroristi intendono colpire civili, mentre i legittimi combattenti cercano di evitarlo”.

Ora, questa sì che è una affermazione. Se si fa un parallelo con il recente attacco del camion a Gerusalemme, si potrebbe dire che quell’attacco rientra piuttosto bene nella definizione data da Netanyahu di ‘una legittima azione militare’. Segev ha osservato, che “secondo questa teoria, il rapimento di un soldato israeliano da parte di un’organizzazione palestinese è un’operazione militare legittima”, e direi che ha perfettamente ragione – la cattura di Gilad Shalit nel 2006 da parte di Hamas non è stato un ‘rapimento’ come la maggior parte degli israeliani istintivamente lo considera. E’ stata un’operazione militare con obiettivo un soggetto militare. E’ stata la semplice cattura di un militare.

“Naturalmente questo non è ciò che intende Netanyahu”, Segev si è affrettato ad aggiungere. “Dal bombardamento dell’hotel ha imparato solo questo: che gli arabi sono i cattivi e noi siamo i buoni.”

In effetti, lo scopo del convegno al Begin Heritage Center è stato a malapena un vero e proprio esame di coscienza sulle azioni passate dell’Irgun, il suo scopo era, naturalmente, quello di dare una passata di bianco sul terrorismo ebraico. Il convegno si è concluso con lo scoprimento vicino al King David Hotel di una targa che evidenzia come l’attacco fu commesso da “combattenti dell’Irgun per ordine del Movimento di Resistenza ebraica”. La targa inizialmente conteneva la tipica narrazione contraffatta dell’Irgun: “Per ragioni note solo ai britannici, l’hotel non fu evacuato e dopo 25 minuti esplosero le bombe e con il rammarico e la costernazione dell’Irgun 91 persone furono uccise.” Non mi addentrerò nella massa di dettagli per quanto riguarda la deformata narrativa, vecchia di più di 70 anni. Ma riassumendo brevemente, mentre sembra che l’Irgun avesse incaricato due delle sue donne di dare un preavviso di allarme circa un quarto d’ora prima che la bomba esplodesse (secondo l’analisi di Thurston Clarke, in contraddizione con i 25 minuti dell’affermazione di Begin), questi preavvisi di allarme non furono dati alle autorità britanniche, ma piuttosto al centralino dell’hotel (che non condivideva una linea diretta con le autorità), al consolato francese nelle vicinanze e al Palestine Post – fatto confermato anche da uno dei presunti chiamanti, in una recente intervista in ebraico (Haaretz) 70 anni dopo. Sembrerebbe che l’intera questione telefonica, se mai è successa, è stata costruita in modo da fornire una imbiancatura morale al bombardamento.

Ma tornando all’inaugurazione della targa nel 2006, i britannici si infuriarono non poco. Simon Mac Donald, l’ambasciatore britannico in Israele, e il console generale John Jenkins, scrissero al sindaco di Gerusalemme per protestare contro la targa. “Non pensiamo che sia giusto commemorare  un atto di terrorismo,” si legge nella loro lettera. L’ambasciata britannica ha detto: “Non c’è alcuna prova credibile che un qualche preavviso sia giunto alle autorità britanniche.” Questo probabilmente è stato motivo di grande imbarazzo, non da ultimo per la centrista dell’MK Tzipi Livni, il cui padre Eitan è stato membro dell’Irgun.

La targa è stata quindi successivamente modificata, lasciando cadere l’implicazione che la Gran Bretagna abbia ignorato gli avvertimenti.

Indipendentemente dal fatto che l’avvertimento ci sia stato o no, da qualunque parte la si guardi, questo attacco fu ampiamente considerato un attacco terroristico, e questo è abbastanza incontrovertibile a livello internazionale. Non c’è  bisogno di entrare nei dettagli di come siano stati dati questi preavvisi all’epoca, né di concentrarsi sul fatto che una squadra era andata nell’hotel per un sopralluogo prima di quel giorno, in seguito a un falso allarme. Il punto della questione è che l’Irgun e il Movimento di Resistenza ebraica stavano mettendo in pericolo la vita di molti civili. Segev riassume nel suo reportage del 2006: “L’ambasciatore di Sua Maestà e il console hanno scritto al sindaco di Gerusalemme che un tale atto di terrorismo non può essere onorato, anche se è stato preceduto da un preavviso. Fino ad oggi, non è chiaro cosa abbia fatto credere ai  pianificatori del bombardamento che i britannici avrebbero evacuato l’edificio. Benjamin Netanyahu, come primo ministro, avrebbe ordinato che il suo ufficio venisse evacuato sulla base di una minaccia telefonica di un gruppo terroristico palestinese?”

Cosa significa veramente ‘terrorismo’ per Netanyahu

Ma il recente attacco del camion a Gerusalemme Est, nella vecchia ‘terra di nessuno’ a breve distanza dal King David hotel, sembra essere un universo a parte nella percezione di Netanyahu. Non importa che il solo personale militare sia stato preso di mira. Non importa se è palestinese, non importa dove è accaduto – è tutto solo “terrorismo”.

Dobbiamo stare attenti a non farci prendere tutti dalla visione molto selettiva di Netanyahu e di Israele su cosa sia il terrorismo e quale il motivo per cui agisce. Il ministro della Difesa Avigdor Lieberman ha preso questa linea e dice che l’attacco del camion non è stato alimentato dalla questione degli insediamenti israeliani, ma dal semplice fatto che “siamo ebrei e viviamo qui in Israele.” Non ha bisogno di fornire una base probatoria per la sua affermazione. Non ce n’è apparentemente nessuna. “Non c’era un’altra ragione e non c’è bisogno di cercare una scusa – gli insediamenti ebraici e i negoziati – ma un attacco ispirato dall’ISIS”, ha detto. Il capo della polizia Ronnie Alsheikh ha detto di non poter escludere che l’autista del camion possa essere stato motivato da un attacco simile avvenuto al mercatino di Natale di Berlino che lo scorso mese ha ucciso 12 persone – “E’ certamente possibile che sia stato influenzato da quello che ha visto in TV, è difficile entrare nella testa di ogni individuo per determinare ciò che lo spinge, non c’è dubbio però che queste cose hanno un effetto”, ha detto.

Sì, perché no, perché essere tanto pedanti? Diciamo solo che è l’ISIS, diciamo solo che è terrorismo, cosa importa? Abbiamo davvero bisogno di andare al fondo di tutto questo?

Il gabinetto di Sicurezza di Israele ha già deciso di approvare la detenzione amministrativa per le persone che si identificano con lo Stato islamico, di distruggere la casa del ‘terrorista’ il più presto possibile, di rifiutare la richiesta di ricongiungimento familiare per cui la sua famiglia aveva presentato istanza per dei parenti che vivono a Gaza e in Cisgiordania e di non consegnare il corpo del terrorista alla sua famiglia per la sepoltura.

La parola ‘terrorismo’ per Israele significa che sono possibili maggiore repressione e punizioni collettiva dei palestinesi con minore controllo internazionale.

Si tratta di un pulsante che fa sì che tutto accada.

Questo è quello che ‘terrorismo’ significa veramente per Netanyahu.

(*) Jonathan Ofir è un musicista, direttore d’orchestra, blogger/scrittore israeliano che vive in Danimarca.

Traduzione Simonetta Lambertini – Invictapalestina.org

fonte: http://mondoweiss.net/2017/01/soldiers-jerusalem-terrorism/

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