“Il Senegal ha dimostrato che non è disposto a mercanteggiare quando si tratta di valori umani”

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LE MONDE Le 29.12.2016 à 15h34 • Mis à jour le 29.12.2016 à 15h54

L’ambasciatore palestinese a Dakar ha espresso gratitudine al Senegal per aver presentato la risoluzione 2334 alle Nazioni Unite. E annuncia rafforzati progetti di cooperazione.

Intervista a cura di Salma Niasse (collaboratrice di Mondo Africa, a Dakar)

Israele ha confermato, mercoledì 28 dicembre, misure di ritorsione contro il Senegal. Dakar ha presentato il 23 dicembre, insieme ad altri tre membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza (Nuova Zelanda, Malesia e Venezuela), la risoluzione 2334 che condanna per la prima volta la colonizzazione israeliana dei Territori occupati. L’ambasciatore israeliano a Dakar è stato  richiamato per consultazioni, la visita in Israele in programma per gennaio 2017 del Ministro degli Esteri senegalese Mankeur Ndiaye è annullata, così come le lettere credenziali dell’Ambasciatore del Senegal in Israele, con residenza al Cairo. Infine, tutti i programmi israeliani di cooperazione con il Senegal sono sospesi.

L’ambasciatore palestinese a Dakar, Sawat Ibraghith, ha colto l’occasione per annunciare un rafforzamento dei legami dell’Autorità con il Senegal. A 44 anni, ha svolto le sue mansioni principalmente a Parigi, presso l’Unesco e alla missione della Palestina.

E’ rimasto sorpreso di vedere un paese come il Senegal presentare questo progetto alle Nazioni Unite?

Non c’è da sorprendersi nel vedere il Senegal prendere parte a questa battaglia diplomatica e legale. Fin dalla sua indipendenza, il Senegal non ha mai smesso di ribadire la sua posizione a favore della difesa della Palestina, una posizione ferma e coerente. Non si tratta solo di solidarietà con il popolo palestinese, ma anche di pace, di diritti e di giustizia. Il Senegal è un sostenitore di questi tre valori e svolge un ruolo storico e strategico grazie ad una brillante diplomazia. Oggi, il Senegal ha dimostrato che non è disposto a mercanteggiare quando si tratta di valori umani.

Quali sono state le reazioni dei palestinesi nei confronti del Senegal?

Sulla nostra pagina di Facebook, abbiamo ricevuto decine di messaggi di palestinesi che non conoscevano la cultura e le tradizioni del Senegal, ma che si dicevano molto riconoscenti. Molti pensano di venire a Dakar e fare qualcosa per dimostrare quanto sono grati. Questa risoluzione delle Nazioni Unite ha mostrato loro che la comunità internazionale poteva agire e che non sono stati dimenticati. A un certo punto, i palestinesi avevano perso speranza nella Ummah [comunità] islamica. Ora il Senegal, che non confina con la Palestina e che si trova dall’altra parte del mondo, con coraggio ha dimostrato che questa Ummah funziona ancora e la solidarietà attiva rimane intatta.

Israele ha preso delle misure di ritorsione contro il Senegal, come la sospensione dei programmi di aiuto. I paesi arabi per compensare aumenteranno il loro sostegno?

Sulla questione degli aiuti, ho qualche riserva. Perché il Senegal è un paese che non ha bisogno né della Palestina, né di Israele, né di altri. E’ un paese emergente e stabile. Se c’è qualcuno che ha la pretesa di aiutare il Senegal, tanto meglio, ma se lo fa per mercanteggiare e crede che i senegalesi possano essere al suo soldo, si sbaglia completamente. Dopo di che, non posso parlare a nome dei paesi arabi, che sono Stati sovrani. Ma sono fiducioso che saranno ancor più attenti alle esigenze del Senegal, in segno di gratitudine e stima per la sua diplomazia. Inoltre, non deve trascurare l’importanza strategica del Senegal e il fatto che è centrale nella Ummah islamica e nell’organizzazione della cooperazione islamica.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Fin dal mio arrivo nel 2015, si lavora al passaggio dalla solidarietà popolare al partenariato istituzionale. Abbiamo proposto alle autorità senegalesi, già da qualche mese, di avviare una serie di lavori per concludere un partenariato economico.

L’agenzia palestinese di cooperazione internazionale dovrebbe creare la sua prima rappresentanza regionale a Dakar. Questa servirà al tempo stesso il Senegal e altri paesi della subregione per  portare l’energia, le competenze, le conoscenze e l’esperienza palestinese in Africa. Attraverso questa agenzia, siamo in grado di collaborare in diversi settori quali la sanità, l’istruzione superiore, l’energia rinnovabile e l’agricoltura.

Nel febbraio 2017, organizzeremo un primo forum senegalese-palestinese nell’agroalimentare. Si farà in collaborazione con le Camere di Commercio di Dakar e Thies, ma anche con aziende a St. Louis e in Casamance. L’obiettivo è che industriali palestinesi possano esplorare il mercato senegalese in vista di progetti di investimento.

Quanto rappresenterebbero questi progetti palestinesi per il Senegal?

Non lo abbiamo ancora definito perché il partenariato è in corso. Quello che per ora possiamo dire è che nel campo della salute, ad esempio, si prevede di inviare diversi medici, in quello dell’istruzione superiore, insegnanti, etc. Ma solo una volta che il partenariato sarà firmato potremo presentare delle cifre precise.

Israele si ritira, la Palestina prevede un maggiore coinvolgimento in Senegal?

Non dobbiamo interpretarlo in questo modo. La Palestina è da sempre impegnata in Senegal. Non in una maniera così forte, certamente. Ormai ci rivolgeremo sempre più verso i nostri paesi fratelli. Per dire che, nonostante l’occupazione e le nostre sofferenze, siamo anche in grado di essere un valore aggiunto per il Senegal e di svolgere un ruolo attivo a favore del suo popolo.

Traduzione Simonetta Lambertini – Invictapalestina.org

Fonte: http://mobile.lemonde.fr/afrique/article/2016/12/29/le-senegal-a-prouve-qu-il-n-est-pas-pret-a-marchander-quand-il-s-agit-de-valeurs-humaines_5055376_3212.html

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