Gerusalemme: i giudici israeliani ordinano che i nipoti vadano fuori dalla casa di famiglia

FOTO copertina- Kinan Sub Laban, 4 anni, nella camera da letto della casa di Gerusalemme Est occupata dove vive con i genitori e i nonni, Nora Ghaith e Mustafa Sub Laban. Mercoledì l’Alta Corte israeliana, facendo seguito a una richiesta dei coloni ebrei, ha ordinato che le giovani generazioni vadano fuori di casa, consentendo solo ai due anziani di rimanere per altri 10 anni. ( Mehdi Chebil Polaris)

Sei anni di battaglia legale condotta dalla famiglia Ghaith-Sub Laban per rimanere nella casa in cui vive da sessant’anni sono giunti al termine: mercoledì l’Alta Corte israeliana ha emesso una sentenza definitiva nel caso di sfratto della famiglia.

Dopo che martedì i coloni ebrei avevano respinto una proposta di compromesso della corte, i giudici israeliani hanno emesso un verdetto favorevole ai coloni, consentendo alla famiglia Ghaith-Sub Laban di rimanere nella loro casa per ancora solo 10 anni, dopo di che cesserà il suo contratto di locazione protetta.

Senza contratto di locazione protetta, l’organizzazione dei coloni che possiede l’edificio può sfrattare la famiglia.

 

Ma la corte ha ordinato che i discendenti di Mustafa Sub Laban e Nora Ghaith lascino la loro casa nel quartiere musulmano della Città Vecchia a Gerusalemme Est, in cui per prima, nel 1953, si trasferì la madre di Nora.

Nora e Mustafa attualmente vi abitano con una figlia, due figli, una nuora e due nipoti di età compresa tra i 4 e i 9 anni.

Il loro figlio Ahmad Sub Laban, giornalista e ricercatore nel campo dei diritti umani con il gruppo Ir Amin, ha fatto notare che la sentenza del tribunale espelle parte della famiglia.

Se Ahmad, suo fratello e sua sorella violano questa clausola, tutta la famiglia può essere sfrattata.

La sentenza dell’Alta Corte esclude inoltre dalla decisione il piccolo magazzino sotto casa, permettendo ai coloni di subentrare ora.

Ultima famiglia

I Ghaith-Sub Laban sono l’ultima famiglia palestinese rimasta nel palazzo. Gli altri sono già stati sfrattati e sostituiti con coloni ebrei.

In una dichiarazione su Facebook, la famiglia ha scritto “Nora e la sua famiglia si sono appellati all’Alta Corte israeliana per chiedere un ‘provvedimento di giustizia.’ A quanto pare il loro concetto di ‘giustizia’ è praticamente inesistente!”

Nora Ghaith-Sub Laban ha detto che l’Alta Corte ha accolto l’indicazione dei coloni secondo la quale la casa era stata abbandonata, un’indicazione che la famiglia ha negato con forza.

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“Il processo della Corte e la decisione finale dimostrano chiaramente come i coloni, per decenni hanno approfittato di consorzi fondiari per portare avanti abusi contro le famiglie palestinesi a Gerusalemme Est”, ha dichiarato in un suo comunicato il gruppo israeliano per i diritti umani Ir Amin.

Anche se la famiglia Ghaith-Sub Laban è a rischio di sfratto dal 1970, è dal 2010 che combatte contro la decisione del Kollel Galicia Trust di sfrattarla dalla propria casa, anno in cui il governo israeliano ha ceduto al gruppo la proprietà.

La madre di Nora affittò la casa nel 1953 dal Jordanian Custodian of Enemy Property.

Il Custodian assunse a Gerusalemme est il controllo di immobili che gli ebrei avevano abbandonato nei primi anni del 20° secolo durante le rivolte palestinesi contro la colonizzazione sionista e britannica.

Capitava spesso che i profughi palestinesi che arrivavano da Gerusalemme ovest si trasferissero in queste proprietà a Gerusalemme dopo essere stati costretti alla fuga o avere subito la pulizia etnica da parte delle milizie sioniste nel 1948.

Quando si trasferì, alla madre di Nora fu concesso lo status di contratto di locazione protetta, che dovrebbe avere una durata di tre generazioni.

Dopo l’occupazione israeliana di Gerusalemme est nel 1967, la famiglia cominciò a pagare l’affitto all’Israeli General Custodian.

Doppio standard

Nel 2010, la Israeli General Custodian trasferì la proprietà a Atara L’yoshna, poi diventata Kollel Galicia Trust.

L’organizzazione fece immediatamente appello per sfrattare la famiglia affermando che la famiglia aveva lasciato l’appartamento e quindi perduto lo status di contratto di locazione protetta. Nel 2014, un tribunale di Gerusalemme ha accolto la richiesta dei coloni.

“La magistratura israeliana appoggia ancora una volta discriminazioni nei confronti di palestinesi, con i coloni israeliani autorizzati a reclamare delle proprietà presumibilmente loro prima del 1948, mentre ai palestinesi è vietato fare lo stesso,” ha detto la famiglia in una dichiarazione.

Israele non ha mai permesso ai palestinesi di recuperare neanche uno solo degli sterminati beni che sono stati loro sequestrati nel 1948.

“L’Alta Corte israeliana, come in tutti i casi simili di sfratto o di demolizione di casa, ha dimostrato di essere un’alleata della politica israeliana di espansione degli insediamenti e dell’ambizione dei coloni di appropriarsi di quante più case possibile nella Gerusalemme Est occupata.”

Secondo Ir Amin, i Ghaith-Sub Laban sono una delle nove famiglie nella città vecchia attualmente sotto sfratto. Sette di queste famiglie vivono nella stessa strada dei Ghaith-Sub Laban.

L’invasione dei coloni

Ir Amin e il gruppo anti-insediamento Peace Now hanno presentato dati che mostrano come la popolazione dei coloni nel cosiddetto bacino storico della città vecchia sia aumentata del 70% da quando Benjamin Netanyahu è stato eletto primo ministro nel 2009.

Sessanta famiglie palestinesi sono state sfrattate nello stesso periodo di tempo.

Benché i gruppi privati dei coloni come Kollel Galicia Trust e Ateret Cohanim siano stati i principali responsabili nello sfrattare i palestinesi della città vecchia nel corso dell’ultimo anno, hanno potuto contare su un ulteriore sostegno da parte del governo. Ir Amin afferma che il bilancio per la sicurezza del Ministero degli alloggi e delle costruzioni è cresciuto per i coloni di Gerusalemme Est del 119 % dal 2009.

All’inizio di quest’anno, quando l’Alta Corte aveva in un primo momento concesso alla famiglia il diritto di appellarsi alla sentenza di sfratto del tribunale di Gerusalemme, la famiglia aveva in parte attribuito la sentenza favorevole al sostegno e all’attenzione internazionale.

“Tutti gli sforzi per fare pressione sul governo israeliano e il coinvolgimento di diplomatici stranieri stanno dando risultati”, disse piena di speranza Nora Sub Laban lo scorso febbraio.

Rappresentanti degli Stati Uniti e dei consolati europei avevano partecipato ad audizioni per la famiglia e, l’anno scorso, il consolato degli Stati Uniti aveva espresso “preoccupazione” per lo sfratto che pendeva sulla famiglia.

Ma mercoledì, la sentenza del tribunale ha messo a nudo la pochezza di questa retorica degli stati che dimostrano il loro appoggio incondizionato a Israele mentre continua a buttare fuori i palestinesi dalle loro terre e dalle loro case.

Traduzione Simonetta Lambertini – Invictapalestina.org

Fonte: https://electronicintifada.net/blogs/charlotte-silver/israeli-judges-order-grandchildren-out-jerusalem-familys-home

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