Analisi: Fatah, tieniti i tuoi applausi – la classe politica palestinese è marcia fino al midollo


6 dicembre 2016 MA’AN NEWS AGENCY

di Ramzy Baroud

Nel luglio del 2003 l’allora Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Yasser Arafat definì Mahmoud Abbas un ‘traditore’, che “ha tradito gli interessi del popolo palestinese”.

Arafat ha detestato Abbas fino alla fine. Questo particolare sfogo si verificò durante un incontro con l’inviato delle Nazioni Unite Terje Larsen. L’incontro ebbe luogo pochi mesi dopo che Arafat era stato costretto dagli Stati Uniti, da Israele e da altre potenze occidentali a nominare Abbas primo ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese.
Storicamente Abbas è stato il meno popolare tra i leaders di Fatah – gente come Abu Jihad, Abu Iyad e lo stesso Arafat. Questi leaders popolari per lo più sono stati assassinati, emarginati o sono morti in circostanze misteriose. Molti ritengono che Arafat sia stato avvelenato da Israele con l’aiuto di palestinesi, e Abbas recentemente ha asserito di sapere chi ha ucciso Arafat.
Eppure, nonostante la sua impopolarità, Abbas ha mantenuto sempre posizioni rilevanti. La lotta di potere tra lui ed Arafat, che è culminata nel 2003, durata fino alla morte di Arafat nel novembre 2004, non ha certo favorito la scialba immagine di Abbas tra i palestinesi.
Talvolta sembra che più Abbas diventa impopolare, più aumenta il suo potere. E’ stato appena rieletto capo del suo partito politico, Fatah, nel corso del suo settimo congresso tenuto a Ramallah il 29 novembre. A 81 anni è leader di Fatah, capo dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese.
Comunque il suo discorso tirato per le lunghe durante circa tre ore il 30 novembre non ha portato nulla di nuovo; slogan ritriti e sottili messaggi agli Stati Uniti e Israele che la sua ‘rivoluzione’ si manterrà moderata e nonviolenta.
Tenendo conto del momento critico nella storia della Palestina, l’astratta retorica di Abbas esprime la profondità della crisi interna dei gruppi dirigenti politici palestinesi.
I ripetuti scrosci di applausi che il noioso e banale discorso di Abbas ha ricevuto dai quasi 1400 sostenitori che partecipavano alla conferenza sono un riflesso dell’ incancrenito tribalismo politico che oggi pervade Fatah, il principale partito dell’OLP e, senza dubbio, il partito che lanciò la moderna rivoluzione palestinese.
Ma il partito di oggi è una pallida ombra di ciò che era in origine. I fondatori di Fatah erano giovani ribelli entusiasti e preparati. I loro principali scritti del 1959 rivelavano i loro primi modelli, soprattutto la guerriglia della resistenza algerina contro il colonialismo francese.
“La guerriglia in Algeria ha avuto una profonda influenza su di noi”, dicevano i loro comunicati.
Quando ‘tutti’, ai vertici politici di Fatah, votano per Abbas, mentre la maggioranza dei palestinesi lo rifiuta, si è portati a concludere che Fatah non rappresenti in modo fedele il popolo palestinese, né che abbia neanche lontanamente il polso della piazza palestinese.
Se pur si volessero ignorare gli ‘yes-men’ di Fatah, non si può ignorare il fatto che l’attuale lotta tra le elites palestinesi è quasi totalmente slegata dalla lotta contro Israele.
I palestinesi subiscono quotidiane violenze: le colonie ebraiche occupano le colline palestinesi e continuano ad espandersi, i soldati israeliani scorazzano sulla terra palestinese occupata e lo stesso Abbas non può muoversi liberamente senza un previo ‘coordinamento di sicurezza’ con l’esercito israeliano.
Inoltre i palestinesi sono divisi in fazioni, regioni e clan; i favoritismi politici, la corruzione finanziaria e il palese tradimento stanno divorando il corpo politico palestinese come un cancro incurabile. Discorsi su ‘unità’, ‘riconciliazione’ e ‘costruzione dello stato’ non sono altro che parole, mentre i palestinesi conducono la loro triste esistenza sotto il tallone dei soldati, ai checkpoints e sotto il sordo ma esasperante ronzio dei droni militari.
Eppure le elites di Fatah hanno applaudito Abbas circa 300 volte durante il suo discorso di tre ore. Che cosa applaudono, esattamente? Che cosa è stato ottenuto? Quale strategia ha proposto per mettere fine all’occupazione israeliana?
Molta terra palestinese è stata persa tra il sesto congresso di Fatah nel 2009 ed il settimo. Questo non è un risultato, ma un motivo di allarme.
La triste verità è che nessun palestinese che si rispetti dovrebbe applaudire la vuota retorica; mentre i membri rispettabili di Fatah dovrebbero urgentemente riconsiderare tutti insieme questa devastante deriva.
Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non rispecchiano necessariamente la politica editoriale dell’Agenzia Ma’an News.
Ramzy Baroud è un giornalista accreditato a livello internazionale, scrittore e fondatore del sito PalestineChronicle.com. Il suo ultimo libro è ‘Mio padre era un combattente per la libertà: la storia non raccontata di Gaza’.
http://zeitun.info/

(Traduzione di Cristiana Cavagna)

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