Gaza, storie di ordinaria resistenza

Prima pubblicazione 27 maggio 2015, aggiornato 27 ottobre 2016
(Paola Di Lullo) –  A Gaza è ormai quasi una figura mitologica, una leggenda. Per i bambini e per chiunque altro. Ha circa 50 anni, è il leader e la mente delle Brigate al-Qassam, braccio militare di Hamas. È Mohammed Deif, nome di nascita Mohammed al-Masri, di Khan Younis, studente di Scienze all’Università islamica di Gaza, cui piaceva molto fare l’attore. Con Nidal Fat’hi Rabah Farahat e Adnan al-Ghoul, è il progettatore dei razzi Qassam, l’ideatore della strategia del lancio di razzi contro lo Stato ebraico e della costruzione dei tunnel per infiltrare uomini e armi. Nel 1990 venne arrestato per la prima volta dagli israeliani, che lo rilasciano dopo poco.

Da allora ha attivamente partecipato alla creazione delle Brigate al-Qassam, dimostrando un’abilità particolare con le armi, in particolare con razzi e bombe. Nel 1996, dopo la morte dell’ “ingegnere’ di Hamas, Yahya Ayash, ucciso dagli israeliani con un cellulare imbottito di esplosivo, Deif assunse un ruolo sempre più centrale nelle Brigate e nell’ideazione degli attacchi contro il nemico sionista. Parallelamente sparì dalla circolazione e nel 2002 diventò il leader del braccio armato di Hamas e, secondo l’intelligence dello Stato ebraico, la mente di tutti i più sanguinosi attentati suicidi contro autobus e ristoranti israeliani del decennio scorso.

Imad Falouji, un ex leader di Hamas e fondatore delle Brigate, uno dei pochi che può vantarsi di averlo incontrato, racconta che “mantiene un basso profilo e vive nascosto tra la gente, si muove con diverse identità e diversi passaporti e finora è riuscito a nascondersi perché gira con una cerchia molto ristretta di persone. Per questo è ancora vivo”. Anche grazie al suo stile di vita frugale, in contrasto con quello di Khaled Meshaal, il leader politico di Hamas in esilio in hotel a cinque stelle, prima a Damasco, poi in Qatar, adesso in Turchia, è considerato un eroe da i Palestinesi.

Ma a Gaza nessuno può riconoscerlo, nessuno sa che sembianze abbia quest’uomo che, l’estate scorsa, in uno dei pochi messaggi audio registrati, tuonava NO contro gli accordi di pace con Israele ed affermava che Israele “non ha il diritto di avere nemmeno un centimetro del territorio palestinese”. Sfuggito ad oltre cinque attentati israeliani, che lo avrebbero lasciato cieco da un occhio, ustionato e sulla sedia a rotelle, è diventato il nemico numero uno di Israele, l’uomo da uccidere a tutti i costi.

L’ultimo attentato, l’estate scorsa, nella notte tra il 19 ed il 20 agosto, costò la vita alla moglie Wihad, alla figlia di lei, ed al loro figlioletto, nato da poco. Hamas smentì che Deif fosse perito nel bombardamento della casa in cui si pensava si trovasse. Cinque giorni fa, finalmente, anche Israele ha ammesso che Mohammed Deif è sfuggito all’attentato della scorsa estate. Radio Israele ha anzi riportato che, non solo Dief è vivo, ma che probabilmente è tornato in servizio attivo a Gaza e sta cercando fondi ed armi per Hamas. E mentre l’ala politica si direbbe propensa ad un’alleanza con l’Arabia Saudita, Deif starebbe cercando di rinsaldare i rapporti con l’Iran, in un braccio di ferro con la dirigenza politica cominciato la scorsa estate quando, alla vigilia di Protective Edge, proprio Khaled Meshaal impedì a lui ed ai suoi comandanti l’avvio di un attacco più imponente contro Israele.

Il piano di Deif era di inviare decine di combattenti attraverso i tunnel tra la Striscia ed Israele, in comunità israeliane vicine al confine. “Chi decide dentro Hamas è Mohammed Deif” – ha detto al Washington Post il generale israeliano in pensione Giora Eiland, ex consigliere per la sicurezza nazionale.

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