Gli Stati Uniti ammettono che Israele sta costruendo un regime di apartheid permanente, settimane dopo avergli dato 38 miliardi di dollari

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Glenn Greenwald, Oct. 6 2016, 3:29 p.m.

Nel 2010, l’allora ministro della difesa israeliano Ehud Barak, avvertì esplicitamente che Israele sarebbe diventato uno stato di “apartheid” permanente, se non fosse riuscito a raggiungere un accordo di pace con i palestinesi perché creassero la propria nazione sovrana e investita di pieni diritti politici.


“Finché in questo territorio ad ovest del fiume Giordano ci sarà solo una entità politica chiamata Israele, sarà né di non ebrei né democratica”, disse Barak.

“Se questo blocco di milioni di palestinesi non potrà votare questo sarà uno stato di apartheid”.

Osservatori onesti delle due parti del conflitto hanno riconosciuto da tempo che le prospettive di una soluzione a due stati sono praticamente inesistenti: un altro modo per dire che lo stato di Israele come regime di apartheid permanente è inevitabile. Infatti, le agenzie di intelligence degli Stati Uniti già 45 anni fa avevano avvertito esplicitamente che l’occupazione israeliana sarebbe diventata permanente se non fosse finita in fretta.

Ogni evidenza al riguardo mostra palesemente che è questo ciò che è successo. Per molti anni non vi è stato alcun progresso nella direzione di una soluzione a due stati. La composizione della popolazione ebraica di Israele – che è diventato uno Stato molto più bellicoso e a destra rispetto alle generazioni precedenti – ha progressivamente spostato il paese sempre più lontano da questo obiettivo. Ci sono ministri chiave nel governo di Israele, compreso il suo ministro della giustizia autenticamente estremista, che sono apertamente ed espressamente contrari a una soluzione a due stati. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu stesso ha più volte chiarito che si oppone ad un accordo di questo tipo, sia nelle parole che nei fatti. In sintesi, Israele intende continuare a governare e ad occupare i palestinesi negando loro a tempo indeterminato l’autogoverno, le libertà politiche e del diritto di voto.

Fatto sta che nonostante queste aggressione ed oppressione, o proprio per questo, l’amministrazione Obama ha sempre protetto Israele con una lealtà senza riserve e gli ha elargito armi e denaro. Questo gratificare Israele per la sua condotta è culminato nell’annuncio fatto dall’amministrazione, appena tre settimane fa, di avere firmato un “memorandum d’intesa” per aumentare in modo significativo la quantità di denaro che gli Stati Uniti danno ad Israele ogni anno, pur essendo Israele già di gran lunga il maggior destinatario di aiuti dagli Stati Uniti. In base a tale accordo, gli Stati Uniti daranno ad Israele 38 miliardi di dollari nell’arco di 10 anni, di gran lunga un nuovo record per gli impegni di aiuto degli Stati Uniti, anche se i cittadini israeliani godono di tutti i tipi di benefici statali di cui gli americani (il cui denaro viene dato a Israele) non godono in quanto viene detto che sono troppo costosi, tra cui la copertura sanitaria per tutti, una maggiore aspettativa di vita e tassi di mortalità infantile.


Questa settimana, con in mano il suo nuovo e fresco impegno di 38 miliardi di dollari, il governo israeliano ha annunciato l’approvazione di un completo nuovo insediamento in Cisgiordania, cosa in particolar modo ostile all’apparente politica statunitense, al consenso internazionale e alle eventuali prospettive per la fine dell’occupazione. Il nuovo insediamento, “uno di una serie di complessi residenziali che minaccia di tagliare in due la Cisgiordania”, come il New York Times ha riportato questa mattina, “è progettato per ospitare i coloni del vicino avamposto illegale, Amona, che un tribunale israeliano ha ordinato di demolire.”

Questo nuovo insediamento si estende molto all’interno della Cisgiordania: più vicino alla Giordania che a Israele.

In risposta a questo annuncio, ieri il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha emesso un’insolita dura denuncia delle azioni di Israele. Inizia con: “Condanniamo con forza la recente decisione del governo israeliano di portare avanti un piano che creerebbe un significativo nuovo insediamento che si spinge molto in profondità in Cisgiordania”. Suggerisce, poi, che Netanyahu ha mentito pubblicamente, sottolineando che l’ “approvazione contraddice precedenti dichiarazioni pubbliche fatte dal governo israeliano di non avere alcuna intenzione di creare nuovi insediamenti”. Il Dipartimento di Stato ha evocato l’appena elargito pacchetto di aiuti degli Stati Uniti per descrivere la cosa come “profondamente preoccupante, sulla scia della conclusione di un accordo senza precedenti tra Israele e Stati Uniti in materia di assistenza militare, progettato per rafforzare ulteriormente la sicurezza di Israele mentre Israele avrebbe preso una decisione tanto contraria ai suoi interessi in tema di sicurezza a lungo termine per una risoluzione pacifica del conflitto con i palestinesi.”

Buona parte di questo, sebbene in una retorica più chiara del solito, è all’altezza delle aspettative: gli Stati Uniti – nell’annata della moda Obama – rilasciano graziose e piacevoli dichiarazioni con cui affermano di essere sconvolti per gli insediamenti di Israele mentre, in realtà, danno il loro sostegno ad azioni che continuano a proteggere e consentire la reale politica alla quale Obama finge di opporsi.

Ma la denuncia del Dipartimento di Stato ieri è stata in realtà notevole per quanto concerne il suo riconoscimento netto ed esplicito – molto in ritardo – del fatto che Israele è chiaramente e irreversibilmente impegnato a governare sui palestinesi per sempre, diventando esattamente lo stato di “apartheid” di cui Barak avvertì:

In ultima analisi, gli israeliani devono decidere tra espandere gli insediamenti e/o preservare la possibilità di una pacifica soluzione dei due stati. Dopo la recente relazione del Quartetto, che invita entrambe le parti ad adottare misure positive per invertire le attuali tendenze e a far avanzare la soluzione dei due stati per una terra, abbiamo purtroppo visto esattamente il contrario. Procedere con questo nuovo insediamento è fare un altro passo verso la cementazione di una realtà di uno stato di occupazione perpetua, fondamentalmente incompatibile con il futuro di un Israele, stato ebraico e democratico. Iniziative di questo genere attireranno solo la condanna da parte della comunità internazionale, metteranno una distanza tra Israele e molti dei suoi partner, e spingeranno ad un ulteriore richiamo di Israele all’impegno per raggiungere una pace negoziata.

Così Israele – secondo le parole del suo più fedele benefattore – si sta muovendo inesorabilmente “verso la cementazione, in realtà, di uno stato di occupazione perpetua” che è anti-democratica: vale a dire, l’equivalente dell’apartheid. E il protettore principale che rende possibile questo regime di apartheid sono gli Stati Uniti – proprio come è stato per il regime di apartheid del 1980 in Sud Africa.

Peggio ancora, la persona che con grande probabilità sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti, Hillary Clinton, non solo ha promesso di continuare su questa strada, ma pure di aumentare la protezione da parte degli Stati Uniti sia a Israele in generale che a Netanyahu in particolare; anzi, la sua unica critica rivolta alla politica degli Stati Uniti è che non sono stati abbastanza fedeli ad Israele. Il suo principale avversario, Donald Trump, all’inizio blaterava un po’, improvvisando il suo dissenso verso la politica di Israele, ma poi ha cambiato completamente linea.

La totale mancanza di dissenso politico su tutto questo da parte della classe politica degli Stati Uniti si riflette nel fatto che l’unica opposizione al pacchetto di aiuti di 38 miliardi di dollari è venuta da senatori degli Stati Uniti che – riecheggiando Netanyahu – si sono arrabbiati perché il contributo sulle spalle dei cittadini americani verso Israele non è stato ancora più generoso. In sintesi, il supporto incondizionato per un apartheid di Israele sta nell’accordo praticamente perfetto e indistruttibile tra le élite politiche degli Stati Uniti.
La cosa peggiore di tutte è che l’ortodossia politica degli Stati Uniti non solo ha finanziato, alimentato e protetto questo stato di apartheid, ma ha tentato di rendere illegittima ogni forma di resistenza ad esso. Proprio come hanno fatto con l’African National Congress e Nelson Mandela, gli Stati Uniti denunciano come “terroriti” tutti i gruppi e gli individui che usano la forza contro l’esercito di occupazione israeliano.

Sono stati formalmente diffamati progetti non violenti contro l’occupazione – come il movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni – dichiarati fanatici e antisemiti (una posizione che Clinton ha sostenuto con particolare veemenza), e il movimento di boicottaggio è stato sempre più preso di mira in tutto l’Occidente attraverso la censura e persino criminalizzato. Sotto l’ortodossia politica degli Stati Uniti, l’unica strada accettabile per i palestinesi e i sostenitori del loro diritto a essere liberi dall’occupazione è la completa sottomissione.

Anche se il consenso occidentale continua a venerare i più valorosi sostenitori del regime di apartheid in Sud Africa – Ronald Reagan, Margaret Thatcher, Shimon Peres – ora almeno considera l’apartheid in quel paese come una vergogna storica. La storia dovrebbe considerare esattamente alla stessa maniera ciò che permette a Israele di continuare la propria marcia verso un apartheid permanente. I fattori determinanti più aggressivi e costanti di questo apartheid si trovano ai vertici della classe politica degli Stati Uniti.

 

Invictapalestina propone un video recentemente sottotitolato a dimostrazione della campagna israeliana per dimostrare, attraverso i suoi sostenitori, che in Palestina non esiste lo stato di Apartheid. Queste campagne precedono spesso momenti critici per l’immagine di israele e bloccano spesso quelle flebili denunce che potrebbero arrivare dalle istituzioni, dai politici, dalla società civile.

 

 

Trad. Simonetta Lambertini – Invictapalestina.org

 

Fonte: https://theintercept.com/2016/10/06/u-s-admits-israel-is-building-permanent-apartheid-regime-weeks-after-giving-it-38-billion/

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