Il mio primo viaggio in Palestina

Una nota su Facebook si trasforma in un articolo del nostro blog, grazie Emanuela F.

Maggio 2015.

Ho tergiversato un po’ prima di scrivere questa nota , sperando che le emozioni si raccogliessero in una forma gestibile ma non sembra possibile.

Se qualcuno si sta chiedendo che necessità ho di scriverne…questo era il fine del viaggio , non  certo un viaggio di piacere.

In realtà è stato un viaggio improvvisato , in queste date, era programmato per essere più in là nel tempo e più lungo…..e invece è stato breve, troppo breve…in realtà sarà sempre breve se non sarà tutta la vita.Sono partita già convinta e preparata , emotivamente….ma nulla ti prepara ad incontrare la Palestina, puoi leggere quanto vuoi , vedere tutti i video che vuoi…nulla restituisce la realtà che poi respiri.

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Durante tutto il tragitto dall’ingresso a Gerusalemme, guardandomi intorno il mio unico pensiero è stato solo : quanta terra rubata….non riuscivo che a pensare a questo. Terra rubata infatti hanno la necessità di marchiarla ogni due metri con una bandiera israeliana….talmente tante che mi hanno dato un senso di profonda insicurezza da parte loro e per me ogni bandiera uno spillo nel cuore.

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Dopo questa intossicazione da bandiere israeliane, sono finalmente arrivata a Damasco Gate e mi sono sentita più tranquilla, ho incontrato i colori , i suoni , gli odori e i sorrisi palestinesi. Il primo impatto con i soldati è stato nelle strade di Gerusalemme vecchia…il pensiero va ai bambini palestinesi…crescere con la vista costante di un arma…la dimensione dello spillo è cresciuta.

L’arrivo a Ramallah è stato come mettere piede a casa….non so spiegare questa emozione, ho sempre viaggiato sola, non conosco la lingua , non parlo bene inglese e non conosco i luoghi e nessuna persona amica fino a Nablus….ma non ho mai avuto paura tra i palestinesi. Il checkpoint per entrare a Ramallah si passa quasi sempre senza controllo dei documenti, cosa che invece  avviene sempre se esci da Ramallah, chi ha meno di 25 anni deve scendere dagli autobus e passare dai tornelli, chi ne ha di più può rimanere nell’autobus e sale un soldato a controllare….quanta pazienza hanno i Palestinesi !!!

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Nablus è bellissima, la Palestina è bellissima e io sono stata accolta come una figlia di questa terra da persone che mi conoscevano solo via Facebook o che non mi conoscevano affatto e che si sono prese cura di me e delle mie necessità senza che io abbia fatto altro che arrivare li.
A Nablus ho trovato una casa , due sorelle, la vita, la sofferenza intervallata da attimi di profonda felicità, l’impotenza e la potenza di essere li…..capisco che solo chi c’è stato in Palestina può comprendere queste parole.

Poi ho preso il mio cuore e gli spilli sono diventati spade e pugnali a cui sottoporlo….. Erez e Ofer.

Non potrò mai cancellare dalla mia mente Erez, la fatica fatta per arrivarci, solo per avvicinarmi fisicamente il più possibile ad una persona tra le altre prigioniere dentro Gaza, sapendo che arrivata li a pochi metri da questa persona poi non avrei potuta vederla. Questo è Erez : l’ingresso di una prigione….

Mosè non è arrivato ad aprirlo per me come i carcerieri credono abbia fatto con il Mar Rosso per loro. Erez ti prende il cuore e te lo distrugge, la vita umana non ha valore, niente ha valore se non è sionista.

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Ofer (è una prigione dove vengono detenuti i prigionieri palestinesi , bambini compresi ) è l’altra faccia di questa medaglia….Ofer ti dice cosa è la vita in West Bank. Shebab che non hanno altra prospettiva che farsi ferire o ammazzare dagli israeliani. Io mi sono trovata in un venerdì “tranquillo”, mi hanno detto, perchè molti degli shebab erano in un altro luogo. Qui ad Ofer ho visto ragazzini, che hanno…ciò che io definirei coraggio ma mi rendo conto che non si tratta di questo…fosse coraggio…e invece è vita, questa è la loro vita : tirare pietre contro le armi israeliane. Questa è la vita qui per i ragazzi Palestinesi…tirare pietre senza speranza e con la certezza che verrai ferito o ucciso. Ofer non ti permette più di tornare indietro.
La Palestina si prende sempre qualcosa di te…di me tutto. Io sono qui per i miei figli ma quasi tutto di me è rimasto a Nablus e la mia prospettiva è di ricongiungermi con me stessa.

A fare ? Ad esserci, solo già essere al fianco degli shebab e di tutta la gente Palestinese ha senso….questo dà un senso alla mia vita e una scintilla di forza alla loro.

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Foto di archivio: Una volontaria italiana co Asma Al Juma nella biblioteca di Al Houla di Burj al Shemali, Libano.

 

Mi manca tutto di Nablus, le persone innanzitutto, dalle sorelle, agli amici, a chi è più di un amico. Mi mancano i suoni, i colori , gli odori del suq. Mi manca il suono della lingua araba, la melodia della musica araba ( non è la stessa cosa ascoltarla qui ), il gusto dei cibi…ho rotto la mia dieta vegana durante il mio soggiorno a Nablus…ma ha un senso anche questo.
Voglio solo tornare presto.

Anche se non c’è nessuna speranza…venite in Palestina.

Questa nota non basta a spiegare cosa c’è nel mio cuore….che è rimasto li…dentro di me c’è solo un pesantissimo vuoto

 

Le immagini sono state inserite liberamente da Invictapalestina.org

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