dal Forum Sociale Mondiale di Montreal / 1

Da Montreal – Agg. ore 8.30 venerdì 12 Agosto.
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11 Agosto  2016 18:00-19:30

Titre: Palestiniens sous l’Apartheid, l’occupation et sous le siège; Palestinians under Apartheid, Occupation and Siege; Palestinos bajo el Apartheid, la ocupación y bajo asedio

Tre relatori palestinesi di diverse religioni, che vivono sotto l’assedio israeliano  descriveranno  e discuteranno le loro diverse esperienze personali.

Essi descriveranno come Israele tratta i suoi cittadini palestinesi. Come la “democrazia” israeliana differenzia i cittadini, e-anche i membri della Knesset, in base alla loro razza e la religione.

Essi affronteranno i disagi e problemi dei cristiani sotto il governo israeliano, le demolizioni di case, la situazione dei gerosolimitani e come  vengono utilizzati i regolamenti israeliani per punire i palestinesi.Parleranno anche del blocco israeliano illegale e disumano di Gaza, l’effetto sulla popolazione e l’esperienza personale di essere stati sulla Freedom Flotilla nel 2015.

Tre relatori palestinesi di diverse religioni e condizioni di vita sotto il governo israeliano, testimoniano le loro esperienze.

 

fonte: https://fsm2016.org/en/activites/grande-conference-palestine/

 

Report di Mario Agostinelli | 11 agosto 2016

Strana città Montreal. Un po’ New York con però tutti i grattacieli cuspidati, un po’ England con le pietre e mattonelle rosse che si infilano tra le chiese di arenaria, un po’ Alsazia per il neo gotico grigio delle numerosissime cattedrali, un po’ Buenos Aires per i tanti murales che trovi in ogni spazio pubblico, un po’ Oslo per il retroterra verde collinoso tutto boschi e un po’ Genova per il porto e le locande sul mare e tra i pontili.

 

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Qui il Forum Sociale Mondiale sta giocando una sfida generazionale e geografica importante. Rimane tuttora la riunione più ampia di società civile che cerchi soluzioni di giustizia all’emergenza e all’incertezza di un futuro migliore per la nostra specie. Dal primo Forum (2001) a Porto Alegre ad oggi le speranze si sono affievolite soprattutto in termini di rapporti di forza, ma, fortunatamente, la consapevolezza della crisi del modello di crescita distruttiva è aumentata e gli obiettivi dei movimenti sono meno generali e più alla portata dell’esperienza quotidiana e delle lotte territoriali. Quel che è rimasto del precedente Fsm a guida brasiliano-francese – progettato e vissuto come contrappunto alternativo al neoliberismo di Davos e come forza spendibile per il cambiamento a livello globale anche in relazione alla crescita dei Brics – si sposta nel “centro dell’Impero”, punta anche sulle novità politiche e intellettuali del Nord del mondo, cambia la gerarchia degli slogan e della comunicazione.
In testa nettamente il clima, lo spreco di energie fossili e le nuove tecnologie di estrazione, il diritto all’emigrazione e l’abolizione delle barriere ai diritti umani, la minaccia nucleare e il diritto della pace. L’uguaglianza sociale e la lotta al capitalismo e alla rapina del liberismo sono coniugate attraverso queste lenti. Gli slogan multicolori trascinati cantando per il corteo di apertura il 9 agosto alludevano quasi esclusivamente a questi temi.

E’ buon segno: significa aggiornare un progetto ambientale politico sociale nato ad inizio millennio, rispetto alle emergenze che l’attaccamento al contingente, al parziale, al presente tout courtdella classe dirigente mondiale, impedisce di affrontare, per non dover spostare il dibattito politico sociale dalla continuità dell’economia dominante al futuro che viene a mancare. Così come è buon segno il cambio di testimone generazionale avvenuto in un luogo mai sfiorato prima dal Forum: la gioventù canadese e statunitense, presente in massa e con creativa allegria al corteo, ha sfilato per oltre un’ora, mescolata ai più anziani fondatori di Porto Alegre, Mumbay, Bamakò, Nairobi, che procedevano riconosciuti, un po’ affaticati dal sole radente, ma sorridenti e applauditi.

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Per consolidata esperienza sindacale potrei dare i numeri del grande corteo di apertura che si è snodato lungo le ampie circolari fino alla piazza Centrale di Montreal: 20 per fila, una sfilata di 100 minuti abbondanti, 12 file al minuto più almeno la metà dei manifestanti a scorrere e attendere a fianco del percorso fanno 40.000 circa. Alla fine, in piazza, durante i concerti di 12 band fino a mezzanotte, si alterneranno 50.000 spettatori. Insisto: i presenti erano quasi tutti giovani ventenni (più ragazze che ragazzi e molte unite in gruppi femministi) mentre era completamente svanita la generazione tra i 35 e i 55 anni, non certo rimpiazzati dai resistenti over 60. Dal punto di vista della provenienza: italiani da contarsi sulle dita di una mano, tedeschi forse una cinquantina, un centinaio di francesi organizzati e visibili, gruppi folti di giovani brasiliani contro il golpe presidenziale, africani, profughi di guerra siriani e somali, molte presenze di chiese locali e una folta delegazione del consiglio mondiale dei missionari comboniani. Rappresentanti politici nessuno.

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Le attività del Forum sono cominciate ieri, 10 agosto: sono articolate in 1500 iniziative con la presenza di 140 Paesi. Ne renderemo conto periodicamente. Molte le presenze eccellenti: Riccardo Petrella, Omar Barghuti, Bennie Sanders, Garzia Linera, Chico Withaker, Aminata Traorè, Edga Morin, Naomi Klein, per elencarne alcune.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/11/forum-sociale-mondiale-1-il-passaggio-di-testimone/2967742/

 

 

agostinelliMario Agostinelli – Eletto come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista, di cui è stato capogruppo, nel 2009 ha aderito a Sinistra Ecologia Libertà.

Durante gli anni dell’Università è stato attivo nel movimento studentesco, partecipando da vicino al ‘68-’69 milanese. Dopo la laurea ha lavorato come ricercatore chimico-fisico per l’ENEA [Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente] presso il CCR di Ispra.

In parallelo ha collaborato con i circoli di Sapere, promossi da Giulio Maccacaro, ha militato ne Il Manifesto e ha contribuito alla nascita del sindacato CGIL Ricerca. Nel 1974 aderisce al PCI e diviene sindacalista a tempo pieno, prima organizzando per la FLM i corsi delle 150 ore, poi nel sindacato dei tessili, infine nella CGIL Lombardia di cui è stato segretario generale dal 1995 al 2002.

Nel 1987 ha guidato il sindacato nella battaglia referendaria per il NO al nucleare. Per un anno è stato responsabile della CGIL per le politiche comunitarie a Bruxelles. Nel dirigere la CGIL Lombardia si è scontrato con la politica sanitaria della giunta Formigoni, si è speso in difesa dell’occupazione, dei diritti sociali e del lavoro e per la riconversione produttiva, e ha stretto più intensi rapporti tra il sindacato e i movimenti per la pace, la tutela dell’ambiente e la solidarietà Nord-Sud.

Semplice, chiaro, efficace.

Esigete-180x300Hessel e Jacquard rendono attuale un tema che pare scomparso addirittura dall’immaginario pacifista e lo coniugano con l’attuale necessità di parlare ai giovani di cosa occorra cambiare perché il nostro pianeta possa vivere e sopravvivere. Hessel ci insegna a ripartire dalle nostre esperienze, dal cercare e praticare la democrazia e la pace, assicurando vita e futuro alle nuove generazioni e difendendo spazi che l’umanità ha l’obbligo di conservare anziché distruggere.

Nato a Berlino nel 1917 da una famiglia ebraica, protagonista della Resistenza francese e uno dei principali redattori della Dichiarazione universale dei diritti umani, dopo aver pubblicato il pamphlet Indignatevi! si è rivolto soprattutto ai giovani invitandoli ad esigere l’abbandono del nucleare. Tra i temi trattati nel volume, l’uso e i costi delle armi nucleari, il Trattato di non-proliferazione, il ruolo politico delle armi nucleari, il nucleare civile, le strategie per il futuro.

I curatori del libro aggiornano il pamphlet di Hessel e Jacquard alla situazione attuale, con un focus particolare sul contesto italiano. L’opposizione popolare e il referendum nel nostro paese hanno tagliato le gambe agli impianti “civili”, che avrebbero prodotto e accumulato quantità di uranio arricchito e plutonio sufficiente alla realizzazione di diverse bombe. Ma il nucleare militare riprende drammatica attualità attraverso l’aggiornamento delle bombe nucleari Usa nelle basi di Ghedi e Aviano. Sono le nuove B61 che verranno rese trasportabili entro il 2020 sui cacciabombardieri F35.

Autori: Albert Jacquard – Stéphane Hessel
A cura di: Mario Agostinelli – Luigi Mosca – Alfonso Navarra
Presentazione di: Emanuele Patti
Prefazione di: Antonio Pizzinato
Pubblicato nel: Marzo 2014

 

 

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