Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’Oriente

PARIGI – DIECI anni fa – Comitato pistoiese per la Palestina

Un fotografo della France Presse diede una macchina fotografica a due famiglie, una palestinese e l’altra israeliana, per documentare la loro vita quotidiana. Abitavano a Hebron, in Cisgiordania, erano vicini di casa, divisi solo da un gomitolo di filo spinato. “Quelle fotografie divennero una mostra a Tel Aviv” racconta Sylvain Estibal, oggi caporedattore fotografico della Afp per Europa e Africa.

“Fu un piccolo avvenimento: i coloni israeliani che per la prima volta osservavano la vita quotidiana dei loro vicini, i palestinesi, e viceversa. Davanti alle loro foto le due famiglie si sono rese conto di fare la stessa vita”.

Estibal racconta del suo primo e finora unico film nato da quell’esperienza, girato nel 2010, uscito in Francia nel 2011, vincitore del César 2012 per l’opera prima, e di molti altri premi in festival internazionali.

S’intitola Le cochon de Gaza , il maiale di Gaza, ma il 19 giugno uscirà in Italia con il titolo Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’Oriente che il coraggioso distributore Parthénos (lo stesso di Ida) deve aver ritenuto più comprensibile al pubblico italiano.
Il film è uscito in Israele e in Palestina?

“Ovviamente no, e neanche negli Usa. Ma in Cisgiordania e nei Territori circola in dvd pirata, e continuo a ricevere mail di ringraziamento. Sono per me come un premio”.

La storia racconta del pescatore palestinese Jafaar che nel mare di Gaza trova un maiale impigliato nella rete. Considerato animale impuro sia dagli ebrei che dai musulmani, il maiale pescato obbligherà Jafaar a ogni tipo di avventura per potersene liberare. Si ride dall’inizio alla fine, ma il tema è doloroso e il conflitto molto presente.

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Perché un maiale?
“Ho pensato che questa ripugnanza per il maiale è l’unica cosa che ebrei e mussulmani hanno in comune. Ho voluto un maiale nero, di razza vietnamita, meno gentile dei nostri rosa, quasi un cinghiale. Siamo stati fortunati: era la razza del maiale al guinzaglio di George Clooney e ne abbiamo trovati cinque dei quali i fan di Clooney volevano ormai disfarsi. Nel film ne usiamo due. La protagonista è la femmina – Charlotte, che l’anno scorso ha partorito cinque maialini – ma per le scene più ardite abbiamo usato il maschio come controfigura”.

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Jafaar è interpretato da Sasson Gabai, uno dei più popolari attori israeliani; Yelena, la ragazza israeliana che sarà la chiave di volta della storia, è l’attrice francese di origine tunisina Myriam Tekaia.
Come hanno vissuto il capovolgimento tra ruolo e vita?
“Sono attori, quindi senza problemi. C’è stato un momento, brevissimo, di tensione con Gabai. Pensava che quel ruolo avrebbe offeso il suo paese. Ma poi si è reso conto che il mio film non è pro Palestina o pro Israele. Ho cercato di mantenere uno sguardo lucido, equilibrato. La gente comune, protagonista occulta e innocente del conflitto arabo-israeliano, merita rispetto e compassione: la poverissima famiglia di Jafaar, ma anche i soldatini israeliani costretti a vivere sul tetto della sua casa. Sono stato attento a mantenermi sempre sul registro della commedia, e quella all’italiana mi ha ispirato moltissimo”.

Si ride, comunque, di una tragedia. Ha avuto critiche per questo?

“Mi hanno criticato persone che non sono neanche andate a vedere il film. E gli ebrei ultra ortodossi “.

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