IL SARTO DI AL MAGHAZI

sarto

10 Marzo 2016, Patrizia Cecconi dalla Palestina

Al campo profughi di Al Maghazi il corso di italiano offerto dal Centro culturale Vik raddoppia!
La richiesta è stata così calda che non potevo dire di no. In fondo la giornata ha 24 ore e strappargliene 4 per un corso accelerato di 15 giorni ho pensato che si potesse fare.

gaza
Questo è uno dei campi più piccoli, ha un’estensione di poco più di mezzo km quadrato in cui vivono piuttosto strettini circa 24mila profughi del “48. Abu Yazid, membro del comitato con cui mi devo accordare, decide che dobbiamo andare a casa sua per pranzare insieme e per vedere i numerosi oggetti di antiquariato palestinese che colleziona. Poi parleremo! Qui, superfluo a dirsi, rifiutare è impossibile.
È stato così che, andando a casa di Abuyazid per gli ultimi accordi, ho conosciuto Abu Hala, uno dei 40 sarti del campo di Al Maghazi. Abu Hala
è nato qui nel lontano 1950, la famiglia cacciata da Giaffa, “la terra delle arance tristi” come l’avrebbe chiamata Kanafani nel suo struggente racconto. Ma si è laureato a Belgrado in Scienze politiche ed economiche. Già nel “69 entrò a far parte della resistenza militando nel Fronte di Liberazione Popolare sotto la guida di George Abbash. Mi racconta tutte le peripezie di quegli anni, mi racconta della sua tappa a Gerico, esattamente ad Al Uoja. Mi racconta di quando decise che era più sicuro lasciare Gerico e tornare a Gaza e ricorda ancora che arrivò alle 5 del pomeriggio di un giorno d’estate e fu grande festa con i suoi compagni, i fedayn che erano già a Gaza. Ma poche ore dopo, mentre dormiva nella sua casa, Mose Dayan con le sue truppe invase Gaza e lui venne arrestato. Era il 1971. Restò in prigione fino al 1985, poi beneficiò di uno scambio tra prigionieri. Aveva già conosciuto la prigione israeliana per un breve periodo a 17 anni. Altri 14 li fece in quest’occasione.

Finalmente cominciò a fare il sarto. La laurea non gli sarebbe servita!

sartoria
Qualche altro scampolo nelle galere israeliane se lo fece nel 1990, stavolta in detenzione amministrativa nel deserto del Negev. Ma gli anni hanno cambiato molte cose e ora Abu Hala è un combattente a riposo che sogna, come quasi tutti, un futuro di giustizia e quindi prima di tutto l’eliminazione dell’assedio e dell’occupazione. Lo sognava anche nel 2014, in quell’estate maledetta in cui un bombardamento mirato distrusse completamente la sua casa. Ma Abu Hala vive lo stesso, vive in una casa con tanti ma tanti bambini e il mio interprete mi ricorda che sono loro a rappresentare la ricchezza e il futuro della Palestina.

 

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