Resoconto di Febbraio 2016: 616 palestinesi arrestati dalle forze di occupazione

arrestato.jpgIn un documento congiunto, tre istituzioni palestinesi – la Palestinian Prisoners’ Society, Addameer Prisoner Support and Human Rights Association e la Prisoners’ Affairs Committee – riferiscono che le forze di occupazione israeliane avrebbero arrestato 616 palestinesi dalla West Bank e da Gaza nel Febbraio 2016. Questo numero include 140 minori e bambini e 18 tra donne e ragazzine. Il numero di arresti dall’inizio della sollevazione popolare nell’Ottobre 2015 ha superato i 4120.

Il resoconto dichiara anche che la maggior percentuale di arresti ha avuto luogo nel governatorato di Gerusalemme con 158 palestinesi, seguito da 125 arrestati ad al-Khalil, 70 a Nablus, 68 a Ramallah e ad al-Bireh, 65 a Jenin, 58 a Betlemme, 31 a Tulkarem. Ventidue sono stati i palestinesi arrestati nella Striscia di Gaza, 13 da Jericho, 11 da Salfit, 10 da Qalqilya e cinque da Tubas.

161 ordini di detenzione amministrativa, privi di accuse o di processo, sono stati effettuati a Febbraio; 92 di questi erano nuovi ordini di detenzione amministrativa. Quattro di questi sono stati emessi contro palestinesi provenienti da Gerusalemme ed uno per una donna, Sana Nayef, da al-Khalil. Attualmente sono circa 750 i palestinesi detenuti senza accuse o sotto detenzione amministrativa delle prigioni israeliane.

Il numero di prigioniere di sesso femminile è salito a 62, tra le quali 14 minori. Il numero totale di minori e bambini imprigionati è approssimativamente di 400. Circa 700 prigionieri sono malati e necessitano di cure mediche.

La detenzione amministrativa

La detenzione amministrativa colpisce vari settori della popolazione palestinese: minorenni, donne, parlamentari, politici, accademici, attivisti, tutti trattenuti dagli occupanti senza accuse e sulla base di “documenti secreti” ai quali non possono accedere né i detenuti né i loro avvocati.
Mahmoud Al-Fasfous, 25 anni, un detenuto amministrativo da al-Khalil, ha ufficialmente iniziato uno sciopero della fame e rifiutato il trattamento medico a partire dal 20 Febbraio 2016 per protestare contro la sua detenzione amministrativa. Viene trattenuto sotto detenzione amministrativa dal 30 Ottobre 2014 e contro di lui sono stati emessi quattro differenti ordini di arresto. Precedentemente aveva già trascorso sei anni nelle prigioni israeliane e subito gravi torture, durante gli interrogatori, che gli hanno causato ferite al cranio, alla mandibola ed un’ulcera gastrica.

Scioperi della fame individuali

Un numero imprecisato di prigionieri ha portato avanti scioperi della fame durante il mese di febbraio per varie motivazioni. Alcuni hanno continuato gli scioperi della fame iniziati nei mesi scorsi, da evidenziare quello del giornalista Mohammed al-Qeeq, 33 anni, da al-Khalil, che ha portato avanti uno sciopero della fame di 94 giorni per protestare contro la propria detenzione amministrativa, e ha concluso la protesta con un accordo per il suo rilascio il 21 Maggio, che comprende il trattamento medico presso un ospedale all’interno del territorio della Palestina occupata dal 1948 e consente le visite familiari durante questo periodo di tempo.

Akram Zahra, un prigioniero giordano, ha condotto uno sciopero della fame di 12 giorni chiedendo la propria liberazione ed il trasferimento in Giordania, dopo essere rimasto imprigionato dalle autorità di occupazione anche in seguito alla scadenza della sentenza; è stato rilasciato in Giordania.

Rabie Jibril di Betlemme ha condotto uno sciopero della fame per vari giorni chiedendo cure mediche ed il termine dell’amministrazione detentiva; ha sospeso lo sciopero della fame dopo un accordo per ricevere il trattamento medico. Mohammed al-Muhr di Jenin ha portato avanti uno sciopero della fame per un periodo di tempo riferito di 51 giorni, che è stato in seguito sospeso dopo il suo trasferimento in ospedale.

Un certo numero di prigionieri ha portato avanti scioperi individuali in solidarietà con Mohammed al-Qeeq per diversi giorni prima che egli stesso terminasse il suo sciopero.

Arresti domiciliari: un’arma d’Israele contro l’infanzia a Gerusalemme.
Ogni anno, le corti giudiziarie dell’occupazione israeliana emettono dozzine di ordini per arresti domiciliari contro minori e bambini di Gerusalemme per vari periodi di lunga durata, che impediscono ai minori di lasciare le loro case, eccetto in caso di emergenza come la necessità di andare in ospedale accompagnati da una guardia, cosa che impedisce ai bambini di giocare ed interagire con l’ambiente circostante, creando effetti psicologici deleteri e trasformando i genitori nei secondini dei propri figli. Più di 60 ordini di arresti domiciliari sono stati emessi contro minori residenti a Gerusalemme nel 2015.

In un precedente particolarmente pericoloso, non solo per i ragazzini ma anche per le donne palestinesi, un ordine di arresto domiciliare è stato emesso contro Milad Musa Salh-al-Din, di 16 anni, di Hizma a Gerusalemme, alle condizioni che sua madre fosse imprigionata con lui per due mesi. Entrambi sono stati minacciati di una multa di 20.000 shekel se uno dei due avesse lasciato l’abitazione. Ciò è avvenuto al termine di una prigionia di 25 giorni, in seguito all’accusa di aver lanciato pietre e dopo che la sua famiglia aveva già pagato 10.000 shekels. A sua madre è stato proibito di proseguire il proprio lavoro come insegnante.

Confinamento in isolamento
16 prigionieri sono tenuti in isolamento col pretesto delle “ragioni di sicurezza”. Il prigioniero trattenuto più a lungo è Abdul Rahman Osman, che si trova in isolamento dal 10 Marzo 2013, un anno dopo la fine dello sciopero della fame di Karameh nel 2012.
Prigionieri in isolamento sono tenuti nelle prigioni di Megiddo, Ashkelon, Eshel, Nafha, Ramon, Ayalon e Nitzan, in settori dedicati all’isolamento, in condizioni crudeli e disumane.
Isolamento e confinamento individuale sono una forma di tortura psicologica, proibita dall’Articolo 1 della Convenzione Contro la Tortura, che proibisce trattamenti degradanti e disumani e l’inflizione di sofferenze mentali. Il Servizio Carcerario Israeliano usa le sue politiche di isolamento come misura punitiva contro i prigionieri, soprattutto contro i leaders, allo scopo di minare la loro stabilità psicologica e privarli del loro diritto di comunicare col mondo esterno e di ricevere visite familiari.

Russian compound.jpg
Russian compound

Un prigioniero palestinese in isolamento è Shukri al-Khawaja, che fu sottoposto duramente ad interrogatori per 50 giorni nel centro per gli interrogatori denominato “Russian compound”. Dopo l’interrogatorio è stato trasferito alla prigione di Ofer e il 17 Dicembre 2014 è stato destinato al confinamento in solitudine ” per ragioni di sicurezza” di un mese, rinnovabile su nuovo ordine. È stato spostato nelle celle d’isolamento delle prigioni di Ayalon. Nel giugno del 2015 è stato tenuto in isolamento per sei mesi, conclusisi nel Dicembre 2015, rinnovati poi per ancora altri sei mesi.

A proposito delle condizioni di isolamento nella prigione di Ayalon, al-Khawaia racconta che la cella è uno spazio di 3mt x 3mt, contiene una  toilette e un bagno. Il materasso è spesso solo due centimetri. C’è un piccolo frigorifero, una piccola piastra elettrica per il caffè ed un bollitore, due piccoli appendiabiti ed una televisione. Gli è consentito di uscire dalla cella per due ore al giorno in un cortile di 3mt x 6 mt. Khawaya aggiunge: “La cosa più difficile dell’isolamento è la solitudine e pensare alla mia famiglia, specialmente dal momento in cui mi vengono proibite le visite e non ricevo notizie su di loro. Questo è il peggiore tormento.”
Aggressione e abusi sui prigionieri in custodia.

 

 

Le forze di occupazione usano il maltrattamento, la tortura e trattamenti disumani e degradanti durante gli arresti e successivamente, con la pretesa sistematica di rendere l’arresto una forma di punizione collettiva, di diffondere paura ed intimidazione e causare gravi danni ai prigionieri ed alle loro famiglie. Le testimonianze di un gran numero di prigionieri indicano la presenza di pratiche di tortura e percosse fin dal primo momento dell’arresto. Mahmoud Musa Salem, 18 anni, di Betlemme, al momento dell’arresto, è stato picchiato da forze militari sotto copertura che lo hanno percosso su tutto il corpo, ferendolo al volto e nell’area orbitale, fratturandogli la mano sinistra ed il naso.

Salem racconta: ” I militari sotto copertura mi hanno picchiato mentre mi arrestavano. Mi hanno afferrato le mani e quindi, mentre erano travestiti per sembrare “arabi”, mi hanno colpito agli occhi, un altro mi ha colpito al naso, quindi mi hanno gettato a terra e mi hanno preso a calci in testa e su tutto il corpo. In seguito altri 4 soldati mi hanno picchiato di nuovo prima di caricarmi sulla Jeep.”
Torture e detenzione dei componenti della famiglia per fare pressioni sul detenuto.
Nonostante il divieto internazionale assoluto di tortura nelle convenzioni e nelle leggi internazionali, che chiaramente ed in modo esplicito definiscono la tortura come un “qualsiasi atto che attraverso il colore o la sofferenza, sia fisica che mentale, venga inflitto intenzionalmente ad una persona con lo scopo di ottenere da quella, o da una terza persona, informazioni o una confessione…”, le forze di occupazione continuano ad usare la tortura ed hanno consistentemente continuato ad agire allo stesso modo, sia attraverso lunghe ore di interrogatori, che attraverso la privazione del sonno, la costrizione in posizioni disagevoli, il rifiuto di contattare un avvocato o attraverso la collocazione di prigionieri in un centro di detenzione carente anche dei minimi elementi per consentire la vita umana e, in qualche caso, anche conducendo arresti sui membri della famiglia del prigioniero allo scopo di aumentare la pressione sul detenuto. Molti prigionieri hanno confermato di essere stati torturati dalle forze di occupazione nei centri di detenzione e che le autorità occupanti hanno continuato ad usare duri metodi di tortura e maltrattamenti durante tutto il periodo degli interrogatori.

jerusalem_venue_02Le forze militari israeliane arrestarono alcuni membri della famiglia del prigioniero Ibrahim al-‘Arouj, di Betelemme, mentre questi veniva tenuto nel “Russian compound”, inclusa la moglie dell’uomo, Rabaa, che fu trattenuta nel Russian compound per 20 giorni, e due dei suoi fratelli, Ibrahim e Jafaar, che furono in seguito trasferiti ad amministrazione detentiva.

Al-‘Arouj venne torturato durante l’interrogatorio. Durante la visita del suo avvocato al Russian compound, raccontò di essere stato sotto interrogatorio per otto giorni, venendo privato del sonno. Fu trasferito in una stanza per gli interrogatori, dove fu ammanettato ad una sedia di plastica. Questa situazione durò per due interi giorni di intensi interrogatori, durante i quali venne tenuto in varie posizioni faticose, sia seduto che in piedi, che servivano ad intensificare il dolore, l’esaurimento delle forze e la stanchezza, tutto questo accompagnato dalla privazione del sonno e dall’abuso verbale.

Ibrahim al-‘Arouj fu arrestato il 13 Marzo 2014 e si trovava in attesa di processo ma fu riportato al Russian compound per gli interrogatori il 21 Gennaio 2016.

 

trad. L. Pal – Invictapalestina

fonte: http://samidoun.net/2016/03/february-2015-report-616-palestinians-arrested-by-occupation-forces/

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