Quarantuno bambini palestinesi uccisi nel periodo di violenza che entra nel sesto mese

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I soldati israeliani hanno ucciso Mahmoud Mohammad Shaalan, 16 anni con la cittadinanza degli Stati Uniti, avrebbe tentato di accoltellare i soldati a un posto di blocco militare vicino a Beit El insediamento il 26 febbraio (Foto: AFP / Abbas Momani)


Ramallah, 3 marzo 2016, tre cugini palestinesi, tutti  adolescenti, del villaggio cisgiordano di Halhul, nei pressi di Hebron, sono partiti il 5 febbraio per lanciare pietre contro i veicoli su una strada principale nelle vicinanze utilizzata dai coloni ebrei. Le truppe israeliane che pattugliano la zona li hanno visti. Uno dei tre cugini è sfuggito, un altro è stato catturato, e il terzo è morto per ferite multiple da arma da fuoco alla parte superiore del corpo.

Wajdi Yousef Mohammad Saada, 16 anni, ha raccontato a Defense for Children International – Palestine “Io e i miei cugini  non abbiamo tirato sassi e non abbiamo fatto alcuna mossa che mostrasse che stavamo per farlo”.

Wajdi  ha sentito due spari e ha visto suo cugino, Haitham, 14 anni, cadere a terra. “Un soldato poi mi è saltato addosso,  mi ha tirato un pugno duro sul  volto e spinto a terra, poi mi ha ordinato di togliermi la camicia”, ha detto Wajdi. “L’ho fatto, mentre   guardavo Haitham.”

I medici palestinesi, che hanno esaminato più tardi il corpo di Haitham, hanno riferito a DCIP che uno dei proiettili  l’ha colpito alla schiena, trafitto   polmoni e  torace,   ed è uscito dalla bocca, uccidendolo all’istante.

Wajdi, d’altra parte, è stato bendato con  le mani   legate strettamente dietro la schiena con una singola fascetta di plastica. I soldati lo hanno trasferito ad una base militare nei pressi dell’insediamento ebraico di Karmei Tzur, dove è rimasto per diverse ore  prima dell’interrogatorio nella stazione di polizia.

“Mi hanno portato fuori e fatto sedere in un cantiere per circa un’ora e mezza”, ha detto Wajdi. “Non hanno mai parlato con me, ma mi hanno tenuto là fuori nel freddo, legato e bendato.”

A mezzanotte e mezza, i soldati hanno portato Wajdi dentro per gli interrogatori. “L’interrogatore mi ha chiesto attraverso un interprete che cosa stavo facendo lì in quella zona e gli ho detto, ‘Nulla’”, ha detto Wajdi  a DCIP. “inseguito, si è alzato, mi ha afferrato la testa, sbattuto contro il muro, mi ha schiaffeggiato duro sul mio volto, e poi mi ha spinto fuori dalla stanza.”

Un’ora più tardi, l’interrogatore ha riportato Wajd nella stanza. Ha mostrato a Wajdi un video con lui e  i suoi cugini vicino alla strada principale. Wajdi ha detto a DCIP che non ha mostrato immagini con lancio di pietre.

L’interrogante ha voluto che Wajdi confessasse che Haitham, suo cugino, stava trasportando una bomba incendiaria, quando è stato colpito a morte. “Gli ho detto che non era vero”, ha detto Wajdi. “Lui mi gridò, batteva il tavolo, e mi ha detto di dire che stavamo portando molotov.” L’interrogante ha digitato le dichiarazioni di Wajdi in ebraico, ha rifiutato di tradurlo per lui, e lo ha costretto a firmare.

Un poliziotto ha scortato Wajdi fuori dalla stanza slegando le mani per la prima volta in quasi 11 ore. I soldati lo hanno poi trasferito al centro di detenzione di Etzion, dove ha trascorso la notte,  il giorno dopo lo hanno portato alla  prigione di Ofer.

Sia Haitham che Wajdi sono vittime di un periodo di violenza intensa, che è entrato nella sua sesto mese.

Quarantuno bambini palestinesi della Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, sono stati uccisi dal mese di ottobre, tutti tranne uno per mano delle forze israeliane. Di questi, 31 avrebbero  tentato attacchi con coltello o  pistola. Oltre 130 adulti palestinesi sono stati uccisi, secondo i media. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha segnalato più di 2.177 bambini palestinesi   della Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, feriti.

Gli assalitori palestinesi hanno ucciso almeno 28 israeliani durante lo stesso periodo.

In risposta alla crescente violenza, le forze israeliane sembrano rispondere alla regola “sparare per uccidere”, che in alcuni casi può configurare esecuzioni extragiudiziali.

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RAMALLAH (Ma’an) – Centinaia di palestinesi del quartiere di Deir Debwan ovest di Ramallah  Mercoledì ha partecipato al funerale di un adolescente palestinese americano che è stato ucciso dalle forze israeliane il mese scorso dopo un presunto tentativo di accoltellamento.

Uno di questi incidente ha avuto luogo il 26 febbraio, quando i soldati israeliani hanno ucciso Mahmoud Mohammad Shaalan, un ragazzo di 16 anni con cittadinanza statunitense, appena egli avrebbe tentato di accoltellare i soldati a un posto di blocco militare vicino all’insediamento di Beit El, a nord della West Bank a  Ramallah.

Un testimone in attesa di attraversare il checkpoint con la sua auto ha riferito a DCIP che ha visto l’adolescente avvicinarsi ai soldati e a lui non sembra di aver visto un’arma nelle mani del ragazzo. Egli ha poi sentito tre spari e ha deciso di fare un’inversione con l’auto , a quel punto ha visto il soldato colpire con due colpi  Mahmoud mentre era già a terra. Un medico del Palestine Medical Complex di Ramallah ha confermato che Mahmoud è stato colpito con tre colpi di pistola al petto e due alla mano.

Lunedì, In una conferenza stampa del Dipartimento di Stato US, il portavoce John Kirby ha riferito, “abbiamo chiesto agli israeliani   ulteriori informazioni, e ci aspettiamo una risposta”, aggiungendo, “certamente stiamo seguendo la vicenda da vicino “.

La responsabilità per le sparatorie da parte delle forze israeliane è estremamente rara. Le autorità israeliane, nei recenti incidenti,  hanno respinto l’apertura di indagini complete e trasparenti.

Il diritto internazionale richiede che la forza letale può essere utilizzata solo quando è assolutamente inevitabile. Nelle situazioni in cui gli individui presumibilmente svolgono un atto criminale, dovrebbero essere fermati in conformità con il diritto internazionale e con la dovuta procedura prevista dalla legge.

Alla maggior parte dei bambini arrestati, tuttavia, sono negati i diritti fondamentali dal momento dell’arresto fino la momento della condanna.

Nonostante l’abuso fisico che Wajdi ha sopportato, il suo interrogatorio coercitivo, la sua mancanza di accesso alla difesa, e il fatto che è stato costretto a firmare una dichiarazione che non capiva, il 14 febbraio i procuratori militari israeliani hanno ancora depositato accuse contro di lui.

Wajdi rimane incarcerato nella prigione di Ofer in attesa della conclusione del suo processo militare.

Dal mese di novembre, il numero di bambini palestinesi nelle carceri israeliane è salito alle stelle ed è   il più alto degli ultimi sette anni. I dati più recenti di Israel Prison Service riporta che sono in carcere 406 bambini palestinesi.

 

Fonte: http://www.dci-palestine.org/forty_one_palestinian_children_killed_as_period_of_violence_enters_sixth_month

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Nel mese di gennaio, il ministro degli esteri svedese Margot Wallstrom ha chiesto un’indagine per determinare se le forze israeliane sono colpevoli di esecuzioni extragiudiziali di palestinesi.

“E’ vitale che ci siano approfondite indagini credibili in queste morti, al fine di chiarire e determinare possibili responsabilità“, ha detto Wallstrom  parlamentare svedese nel corso di un dibattito parlamentare.

Israele ha risposto annunciando che il ministro non era il benvenuto nel paese.

Almeno 184 palestinesi sono stati uccisi dal fuoco israeliano da ottobre, mentre gli attacchi palestinesi hanno ucciso 28 israeliani nello stesso periodo.

Israele accusa i palestinesi per la spirale di violenza e di incitamento.
I palestinesi dicono che l’attuale conflitto è radicato nella frustrazioni derivante da quasi cinque decenni di occupazione israeliana e la totale mancanza di progressi negli sforzi di pace.

(https://www.alaraby.co.uk/english/news/2016/3/4/israeli-fire-kills-41-palestinian-children-since-october)

 

trad. Invictapalestina

 

 

 

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