Quattro Storie raccontate

Ahmad Jaradat racconta una Storia vera.

raids

Lunedì mattina  (9 nov.2015) le truppe israeliane hanno fatto irruzione nella scuola di un ente islamico di beneficenza nella città di Shuyoukh vicina a Hebron.


Oltre 50 soldati hanno chiuso la zona al Khirba di Shuyoukh, dove si trova l’ente, prima di sfondare le porte e razziare l’ufficio.

L’ente offre istruzione gratuita agli orfani della zona, sia maschi che femmine, occupandosi di circa 250 alunni delle scuole materne e 220 studenti nei gradi da uno a quattro. Gli orfani provengono da Shuyoukh così come le città vicine e villaggi di Sair, Ras Tawel, Beit Anoun e Dewwara.

Yaseen Mohammed Owaidat, presidente del’Associazione, ha detto all’AIC che i soldati hanno confiscato tre computer, due telecamere, due stampanti, un televisore, tre schermi di computer, tre tastiere, sette Hard disk e la macchina per il caffè.

Oltre a danneggiare i cancelli e le porte della sede degli uffici, che è adiacente alla scuola di carità, i soldati hanno rotto finestre, tavoli, librerie e attrezzature da cucina.

I soldati hanno lasciato un elenco delle attrezzature confiscate, e un soldato ha detto al responsabile dell’ufficio che può presentare una denuncia legale all’amministrazione civile.

Owaidat ricorda che questa non è la prima volta che Israele distrugge la loro sede. Cinque anni fa i soldati, con le stesse modalità, invasero gli uffici e la scuola, confiscando attrezzature emettendo un ordine di chiusura temporanea della sede scolastica.

Yousef Mema racconta una storia vera.

L’inverno è una ulteriore prova di sopravvivenza per Gaza. Oltre al freddo è necessario sopravvivere alle piogge torrenziali che allagano ampie superfici bombardate, senza scarichi e con le fogne a cielo aperto. Yousef, fotografo e attivista palestinese, racconta con uno scatto come i bambini palestinesi vanno a scuola.

bambini a scuola

Un conducente di Bus racconta una storia vera.

Come è stato ucciso ieri (Martedì 10 nov) Sadeq Gharbiyya 16 anni.
Racconto

Martedì, Sadeq è salito su un un piccolo bus per andare da Betlemme a Ramallah, uno dei tipici autobus di trasporto pubblico. Quando il bus è arrivato all’altezza del checkpoint noto come “The Container”, il suo cellulare dal finestrino del bus gli è caduto fuori.

L’autista ha parcheggiato l’autobus un po’ lontano dal posto di controllo, per consentire al ragazzo di recuperare il suo cellulare.

Il ragazzo sceso dall’autobus, ha cercato di spiegare a gesti che il suo telefono era caduto. I soldati lo hanno portato sul lato opposto della strada e, nel giro di mezzo minuto, lo hanno giustiziato a bruciapelo.

Questa è stata la testimonianza del conducente dell’autobus, che ha anche affermato che il ragazzo non aveva nulla addosso. L’immagine pubblicata successivamente dall’esercito israeliano mostra un coltello posizionato in modo non realistico vicino alla mano del bambino. I soldati israeliani negli ultimi tempi posizionano coltelli vicino ai corpi senza vita degli adolescenti dopo la loro esecuzione.

gharbiyya

Manal Tamimi racconta una storia vera.

E’ successo stasera a Nabi Saleh (Ieri martedi 10 nov.)

Tamimi
Verso mezzanotte forze sioniste sono entrate nel villaggio a piedi e si sono nascoste nella cantina di una casa.
Improvvisamente si sentono urla e una raffica di mitra.
Il proprietario della casa, per un progetto scolastico di una sua nipote, aveva costruito una statua raffigurante un vecchio.

I soldati entrando in casa l’hanno scambiato per una persona in carne e ossa e hanno incominciato a sparare.

Quando si sono resi conto che era una statua l’hanno tirata fuori e data alle fiamme per vendicarsi dello spavento. Fosse stato un essere umano l’avrebbero ucciso e poi avrebbero messo un coltello accanto a lui.

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Fonte del primo racconto Il raid alla scuola islamica:

http://www.alternativenews.org/english/index.php/news/1124-israel-raids-palestinian-school-for-orphans

Gli altri racconti sono stati postati sulla pagina Facebook di Invictapalestina.

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