Perché gli israeliani possono bruciare vivi i palestinesi e farla franca.

Maureen Clare Murphy – 23 set 2015

“Ero sul balcone di casa mia. Ho sentito urlare Saad: Aiutami. Mi hanno ucciso “, spiega Ibrahim Dawabsha in un nuovo breve documentario prodotto da Palestinian human rights group Al-Haq.

Ibrahim si precipitò fuori per cercare Saad Dawabsha e sua moglie  Riham, ma trova i loro corpi in fiamme stesi a terra.

Una figura mascherata era in piedi vicino a Saad, e un altra stava vicino alla moglie.

Prima Ibrahim Saad  e poi Riham sono portati fuori dalla loro casa che brucia, si salva Ahmed  il loro bambino di 4 anni.

“L’ho portato a casa del mio vicino. Il vicino di casa mi ha detto che c’era anche un altro bambino all’interno della casa. Il suo nome era Ali. Tornai a casa di Saad ma l’intera casa era in fiamme.”

Mentre aspettano  i vigili del fuoco, gli abitanti cercano invano di salvare il bambino Ali, che muore tra fiamme.

Gruppi  violenti
Sei ore prima che la casa della famiglia Dawabsha, nel villaggio occupato della cisgiordano, fosse data alle fiamme il 31 luglio,  Il Canale 2 della TV  Israeliana mandava  in onda un servizio su un gruppo di coloni che avevano dato fuoco alla storica Chiesa della Moltiplicazione dei pani e dei pesci nella Galilea, regione dell’attuale Israele.

Dopo il loro arresto, Canale 2 ha riferito che i membri della cellula hanno ammesso di aver dato fuoco alla chiesa, così come alle case e moschee in Cisgiordania. Gli investigatori hanno anche trovato un CD prodotto da questi gruppi che descrive come bruciare vivi gli arabi: rompere le finestre di una casa, gettare il materiale infiammabile nelle stanze e dare fuoco per bloccare le uscite.

“In questo modo gli arabi muoiono bruciati”, assicurano le istruzioni .

Dopo l’incendio alla casa di Dawabsha, l’esercito israeliano ha tenuto una conferenza stampa nelle vicinanze.

Il documentario di Al-Haq mostra un portavoce dell’esercito che afferma, in arabo, che Israele promette “di arrestare gli autori dell’incendio per consegnarli alla giustizia.”

Nessuno conosce la vacuità di simili promesse meglio di Hussein Abu Khudair.

Il  figlio Muhammad di 16 anni fu  rapito fuori della sua casa a Gerusalemme e bruciato vivo nel mese di giugno 2014, qualche ora dopo una manifestazione della destra in città, durante la quale i manifestanti hanno scandito lo slogan “Morte agli arabi”.

Hussein nel documentario spiega “Coloro che hanno rapito mio figlio avevano partecipato alla manifestazione che ha fornito loro sostegno morale  per rapire e dare  alle fiamme mio figlio Muhammad”.

“Per quattro giorni, la polizia israeliana ha affermato che mio figlio era stato ucciso per litigi familiari”, aggiunge.

“Se non fosse stato per le telecamere di sorveglianza che hanno documentato il rapimento e i rapitori, la polizia israeliana avrebbe proceduto contro ignoti”.

“Quando il giudice è il tuo nemico”
Gli autori dell’omicidio di Muhammad vengono processati. Ma Hussein non crede che sarà fatta giustizia per la sua famiglia.

“La magistratura israeliana non è imparziale. Quando il giudice è il tuo nemico, di cosa ti lamenti? La magistratura israeliana è in sintonia con questi criminali.”

Hussein insiste sul fatto che le persone che hanno ucciso suo figlio, innanzitutto, non sarebbero state in grado di commettere il delitto. “La polizia ha collaborato con loro, infatti li avrebbero dovuto arrestare  prima di dar fuoco e uccidere Muhammad,” continua Hussein.

Si può solo immaginare che Saad e Riham Dawabsha avrebbero detto le stesse cose per coloro che hanno ucciso Ali di18 mesi, perché Saad è morto per le ferite una settimana dopo l’incendio, e  la moglie Riham l’ha seguito un mese dopo.

Impunità
Quasi due mesi dopo l’attacco, nessuno è stato accusato in relazione con il crimine commesso, anche se il governo israeliano conosce i colpevoli.

La promessa del portavoce dell’esercito  israeliano di catturare gli assassini della famiglia Dawabsha è stata abbastanza cinica, data la lunga storia dei coloni che attaccano i palestinesi e le loro colture, abitazioni e luoghi di culto, senza nessuna condanna.

Ma è anche totalmente falsa, perché l’esercito protegge  la presenza dei coloni nella West Bank attraverso la sua occupazione violenta che priva i palestinesi dei loro diritti più elementari. L’esercito israeliano esiste al servizio dei coloni, che sono una componente necessaria alle imprese dello stato colonizzatore.

Come può  l’esercito infliggere  punizioni ai coloni, quando i suoi soldati in uniforme di routine la fanno franca uccidendo i palestinesi ai posti di blocco, come è successo martedì con l’uccisione della 18enne Hadil Salah Hashlamoun?

Un'immagine pubblicata da Youth Against Settlements mostra Hadil Hashlamoun circondata dai soldati israeliani a un checkpoint a Hebron.
Un’immagine pubblicata da Youth Against Settlements mostra Hadil Hashlamoun circondata dai soldati israeliani a un checkpoint a Hebron.

Credere che una famiglia palestinese possa ottenere giustizia dai tribunali di Israele significa ignorare completamente la realtà del sistema e di chi è designato  a servirlo.

Trad. Invictapalestina

fonte: https://electronicintifada.net

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