Tutto immutato per i bambini arrestati dall’esercito israeliano

Nonostante le tante promesse e programmi pilota volti a migliorare, si riscontrano solo piccoli cambiamenti nei modelli di abuso sui bambini palestinesi quando sono arrestati dall’esercito israeliano.

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di Gerard Horton, avvocato e co-fondatore di Military Court Watch, September 13, 2015

(Le foto sono state scelte ed inserite da Invictapalestina)


Il ministero israeliano degli Affari Esteri nel marzo 2013 annunciò che avrebbe studiato le conclusioni di un rapporto dell’UNICEF sui bambini in stato di detenzione militare  per  lavorare per il loro superamento cooperando con l’agenzia delle Nazioni Unite. Il Rapporto dell’UNICEF concludeva affermando che i maltrattamenti sembravano essere “diffusi, sistematici e istituzionalizzati”.

Due anni e mezzo dopo sono stati eseguiti circa 2.250 arresti e ci sono nuovi aggiornamenti di come questa “cooperazione” sta andando.
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Per cominciare, il numero di bambini arrestati durante la notte sembra essere passato dal 51 per cento del 2013 al 65 per cento di oggi. Una possibile spiegazione per questo aumento è che le autorità militari sembrano emettere molte meno convocazioni rispetto allo scorso anno e prevale la prassi dell’esercito che abbatte le porte delle abitazioni nel cuore della notte, piuttosto che permettere ai genitori, durante il giorno, di portare i loro figli per un interrogatorio. I monitoraggi  più recenti indicano anche che, con un aumento di arresti di notte, più bambini sono  trasferiti a bordo di veicoli militari dalle loro case ai centri di interrogatorio – spesso i mandati di comparizione sono sovrabbondanti.
bambini1Il numero di bambini che riferiscono di avere avuto le mani dolorosamente legate e gli occhi bendati è rimasto abbastanza costante, ma si è registrato un piccolo aumento della percentuale di bambini che riferiscono di aver subito violenza fisica durante il loro arresto, trasferimento e/o interrogatori. La maggior parte dei bambini continuano a segnalare, a conclusione del loro interrogatorio, la presentazione e la richiesta di firmare documentazione scritta in ebraico. La maggioranza di loro, all’arrivo in una struttura di detenzione,  continuano ad essere spogliati per essere perquisiti  in modo umiliante. Inoltre, come in passato, circa il 50 per cento dei bambini sono ancora trasferiti illegalmente nelle prigioni in Israele in violazione della Quarta Convenzione di Ginevra e dello Statuto di Roma.

Tuttavia, vi è un punto di riferimento che sembra mostrare qualche miglioramento rispetto alla relazione UNICEF e che si riferisce al numero di bambini che ora sono informati del loro diritto al silenzio. Nel 2013, la percentuale di bambini informati di tale diritto era praticamente nulla. Ora, la percentuale è balzata al 28 per cento. Purtroppo, a ben guardare anche questo spiraglio di speranza in definitiva è deludente perché rispetto a prima, al 72 per cento dei bambini è ancora negato questo diritto, e in secondo luogo, perché i bambini che vengono informati lo sono in modo del tutto inaccettabile. Ad esempio, un minore ha recentemente riferito che un inquisitore gli disse che non doveva rispondere alle loro domande, un altro lo ha minacciato di stupro se non avesse confessato.

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Servizio speciale: Bambini sotto l’occupazione

Così, dopo più di due anni di “cooperazione” e “dialogo” tra le autorità militari e l’UNICEF, sembrerebbe che ci siano stati pochi e sostanziale miglioramenti lasciando la situazione inalterata.

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La causa per la mancanza di miglioramenti, non è difficile da capire, una volta compreso che il sistema di detenzione militare in vigore dal giugno 1967, è un elemento fondamentale per il controllo della popolazione palestinese in Cisgiordania al fine di garantire che i 400.000 coloni israeliani possano svolgere la loro vita quotidiana in relativa pace e  benessere.

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Piaccia o no, il permanere di questa situazione è uno dei fattori che il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale penale internazionale probabilmente prenderà in considerazione per decidere se avviare o meno un’indagine.

trad. Invictapalestina

Fonte: http://972mag.com

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